Altro che Governo inerte: finora emanati 131 provvedimenti. Il nostro Paese ha dichiarato lo stato d’emergenza il 31 gennaio. La task force era nata già 9 giorni prima

di Carmine Gazzanni
Politica

Qualcuno a sentire continuamente sparare Giorgia Meloni e Matteo Salvini contro il Governo Conte, rischia di finire col crederci ai continui attacchi diretti a un esecutivo colpevole, a loro dire, di intervenire poco, male e in ritardo. Sono i dati, però, a dire l’esatto contrario. Prima di molti altri Paesi, infatti, il consiglio dei ministri aveva dichiarato lo stato di emergenza: era il 31 gennaio 2020. Poco meno di un mese dallo scoppio del primo, ormai noto, focolaio di Codogno. Da quel giorno è iniziata una delle fasi più complesse che l’Italia abbia mai vissuto. Ma anche le più faticose per il governo. Secondo quanto riportato da OpenPolis, infatti, sono ben 131 gli atti approvati in questo periodo e inerenti l’emergenza Covid-19. La catena di montaggio, peraltro, è decisamente complessa: tanti diversi soggetti, tutti chiamati ad avere un ruolo specifico. Dal Governo alla Protezione civile (il cui dipartimento, guidato da Angelo Borrelli, fa capo direttamente a Palazzo Chigi), dalle singole Regioni all’Istituto Superiore di Sanità.

CIRCOLARI, LEGGI, DIRETTIVE. Le prime circolari, però, precedono anche il 31 gennaio: nove giorni prima (il 22 gennaio), presso il dicastero guidato da Roberto Sperenza, è stata formata una prima task force con il compito di coordinare tutti gli sforzi per evitare la diffusione dell’epidemia nel nostro Paese. Da lì è iniziata una rapida evoluzione di eventi, con l’approvazione di numerosi decreti, ordinanze e circolari. Dopo la dichiarazione dello stato d’emergenza il coordinamento delle attività è passato in mano proprio alla Protezione civile, cui in situazioni critiche come quella che stiamo vivendo è conferito il potere di ordinanza. L’ordinanza 630 del 3 febbraio 2020 è il primo atto preso da Borrelli per contenere la diffusione del virus. Nel testo vengono stabilite due cose, la prima delle quali è l’istituzione un comitato tecnico scientifico che ha il compito di coordinare tutti gli interventi. In secondo luogo viene fatto l’elenco delle leggi che possono essere derogate dal capo del dipartimento della Protezione civile e dagli eventuali soggetti attuatori per la realizzazione delle attività richieste.

Ecco un altro punto determinante: i soggetti attuatori, a cui la Protezione civile affida l’attuazione di specifiche azioni. Il primo di questi soggetti attuatori è stato individuato nella figura del segretario generale del ministero della salute: Giuseppe Ruocco. La maggioranza di questi soggetti sono gli stessi governatori di Regione: passaggio inevitabile per garantire ai presidenti di agire in deroga vista l’emergenza. Ed ecco che si arriva, dunque, ai 131 atti. Coinvolti in questa fase, oltre alla presidenza del Consiglio e la Protezione civile, anche altre 7 entità: 3 ministeri (Salute, Trasporti ed Economia), l’Istituto superiore della Sanità, il Centro nazionale trapianti, il commissario Domenico Arcuri e il Parlamento.