Altro che leader. Alfano balla da solo anche nel suo partito: adesso i suoi parlamentari se ne vanno

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In cuor suo, Angelino Alfano spera che questa legislatura finisca il prima possibile. Ieri il ministro degli Esteri ha dovuto fare i conti con l’uscita dal Governo di Enrico Costa, che preme per ricostruire un ponte con Forza Italia in vista delle elezioni trovando l’opposizione del suo leader. Ma quello del dimissionario ministro per gli Affari regionali non è l’unico mal di pancia che ha colpito Alternativa popolare. Da mesi, infatti, nel partito il caos regna sovrano. Una legge elettorale con una soglia di sbarramento al 5 per cento, come era stato immaginato per il “Tedeschellum”, congelato malgrado l’accordo fra Pd, M5S, FI e Lega sia saltato, condannerebbe il partito dell’ex delfino senza quid di Berlusconi a restare fuori dal Parlamento. Ecco perché qualcuno, capito l’andazzo, ha già fatto le valigie, come i deputati Andrea Causin e Antonino Minardo; altri le stanno preparando, sondando il terreno su un possibile ingresso in FI (che per ora ha stoppato l’esodo). La goccia che ha fatto traboccare il vaso, rivelano fonti di Ap a La Notizia, è stato il totale immobilismo di “Angelino”. Che non solo ha rotto col Pd, ma non ha dato alcun seguito al progetto – avviato ad aprile – di costruire un nuovo partito dei moderati con Pier Ferdinando Casini, Flavio Tosi ed Enrico Zanetti.

Né carne né pesce – Insomma, “oggi non siamo né carne né pesce”, dice sconsolato un parlamentare di Ap. In questo modo, il ministro degli Esteri ha perso totalmente il controllo dei gruppi parlamentari. Nel rassicurare il premier Gentiloni sullo Ius soli (“ribadiamo che su questo provvedimento abbiamo già detto sì alla Camera e lo stesso faremo al Senato dove una discussione più serena permetterà di migliorare il testo”), Alfano non ha fatto i conti con la contrarietà dei suoi senatori, tramutatisi in schegge impazzite. A chiarire una volta per tutte come andrà a finire c’ha pensato due giorni fa Roberto Formigoni intervistato da Intelligonews. “Nessuno si faccia illusioni – ha detto –. Lo Ius soli non passerà neanche in autunno. Gentiloni probabilmente ha dovuto tenere buono il suo partito dicendo che se ne riparlerà dopo l’estate ma lui per primo sa che lo Ius soli non andrà avanti”.

L’altra partita – Non solo. C’è un’altra fondamentale partita che agita Ap. È quella che riguarda le Regionali in Lombardia del 2018. Al Pirellone, Lombardia popolare (Lp) fa parte della maggioranza che sostiene Roberto Maroni (Lega) e un’eventuale rottura sarebbe vista come un suicidio. Ecco perché ieri, non a caso, il presidente del Consiglio regionale lombardo, Raffaele Cattaneo (Lp), si è schierato senza se e senza ma con Costa che “ha voluto mandare voluto mandare un messaggio politico: è finita l’era dei tentennamenti, delle incertezze, delle presumibili posizioni di indifferenza rispetto agli schieramenti politici. Un segnale che io condivido”, ha detto Cattaneo. Che ha aggiunto: “Il giusto tentativo di ricostruire un’area di centro moderata deve essere collocato con chiarezza dove stanno i popolari europei, cioè nella coalizione moderna di Centrodestra”. Musica per le orecchie dei tanti che sognano di ricostruire il fu Pdl. Con o senza Alfano.

Tw: @GiorgioVelardi

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