Altro che missione in Libia. Dopo i tagli il ministero della difesa prova a fare cassa vendendosi aerei di Stato e case

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Stefano Sansonetti

I tagli, nel corso degli anni, si sono fatti sentire. Soprattutto quelli che hanno inciso sulla macchina ministeriale. Per questo la Difesa le sta provando un po’ tutte per fare cassa. Al dicastero guidato da Roberta Pinotti, da qualche settimana, è tutto un fiorire di aste. In vendita sono finiti pure aerei di Stato, con esiti al momento non proprio soddisfacenti. Anzi. Di sicuro il pacchetto più corposo è quello che comprende oltre 3 mila unità immobiliari residenziali del ministero disseminate per una cinquantina di città italiane, a cominciare da Milano, Roma, Napoli, Bologna e Torino. In questo caso, data la mole dei cespiti in gioco, il percorso non sarà breve. E prevede un massiccio coinvolgimento anche del Consiglio nazionale del notariato.

IL PIANO
Senza dubbio suscita più di qualche curiosità quello che al momento è l’altro perno su cui poggia il piano: gli aerei di Stato. L’ultima novità in ordine di tempo è che nei giorni scorsi sono stati predisposti i documenti per mettere all’asta un Airbus A319CJ finora in uso al Governo italiano. La base, sulla quale si dovrà discutere il prossimo 23 aprile, è stata fissata in 26 milioni di euro. Come informano i documenti, il velivolo è stato consegnato il 14 settembre del 2000. Ci sarà qualcuno disposto a rilevare l’aereo a questa cifra? Domanda più che legittima, se si considera il fallimento che si è appena tirato addosso un simile tentativo fatto dal ministero della Difesa un mese fa. All’inizio dell’anno, infatti, il dicastero guidato dalla Pinotti aveva predisposto ancora un’ asta che coinvolgeva altri due aerei di Stato, questa volta modello Dessault Falcon 900 EX. Per entrambi la base era stata fissata in 12 milioni di euro. Insomma, il ministero si attendeva un incasso di almeno 24 milioni. Lo scorso 17 febbraio, data individuata per lo svolgimento della procedura, l’asta è però andata deserta, come hanno confermato ieri a La Notizia dalla Direzione degli armamenti aeronautici e per l’aeronavigabilità. A questo punto è probabile che si proverà a organizzare un altro tentativo, che dovrà verosimilmente scontare condizioni economiche di partenza inferiori. Proprio per questo qualcuno nutre dubbi circa le possibilità di successo dell’asta appena predisposta per l’Airbus A319CJ, con la quale il ministero spera in un incasso base di 26 milioni di euro.

IL RESTO
Più consistenti, naturalmente, sono le prospettive di guadagno derivanti dall’alienazione degli oltre 3 mila immobili residenziali che il dicastero ha deciso di cedere. Qui il sistema è quello della doppia fase di asta. La prima è riservata al personale militare e civile della Difesa, mentre la seconda è estesa a tutti. Ieri La Notizia ha chiesto al ministero di avere lumi sul valore complessivo d’asta dei 3 mila immobili messi in vendita. Ma la Difesa non è stata in grado di fornire una stima.

Twitter: @SSansonetti