Altro che rettifica a La Notizia. La spesa del Senato non diminuisce. I Questori contestano il nostro articolo sul Bilancio. Con una lunga replica che non smentisce nulla

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Anche quest’anno, come già l’anno scorso, il questore anziano del Senato, Antonio De Poli – ma stavolta insieme ai colleghi Paolo Arrigoni (Lega) e Laura Bottici (M5S) – risponde a La Notizia per replicare all’articolo pubblicato giovedì scorso in cui diamo conto del bilancio di previsione 2020 del Senato – approvato dal Consiglio di presidenza a fine novembre – sottolineando come, numeri alla mano, la spesa – al netto dei risparmi – prevista per il funzionamento di Palazzo Madama è di 544 milioni di euro, esattamente la stessa dell’anno scorso, quando superò di 5 milioni quella del 2018. Di seguito riportiamo integralmente la nota pervenutaci ieri dal Collegio dei questori.

INFONDATO E TENDENZIOSO. Con riferimento a quanto pubblicato da La Notizia di oggi, nell’articolo “Il Senato non riesce a dimagrire. Bilancio senza tagli per due anni di fila”, si specifica che vengono riportate informazioni infondate e tendenziose. Va infatti preliminarmente precisato che il Bilancio a cui ci si riferisce è quello preventivo del 2020, approvato dal Collegio dei Questori fin dal dicembre 2019. Esso, pertanto, contiene delle previsioni e non indicazioni dell’effettivo andamento a consuntivo. Chiarito questo aspetto importante, va rilevato che nel capitolo 1.00.01 di questo Bilancio sono riportati i risparmi che si ritiene preventivamente di realizzare nell’anno finanziario in corso, pari a 12 milioni di euro. Ad essi andranno aggiunti gli ulteriori risparmi gestionali che risulteranno a consuntivo. Nel 2020, complessivamente, contrariamente a quanto riportato nell’articolo, il peso finanziario del Senato sulla finanza pubblica si riduce per un importo complessivo pari a 33,6 milioni di euro: Palazzo Madama, infatti, nel 2020, ha chiesto minori risorse allo Stato pari a 21,6 milioni di euro, a cui vanno aggiunti le ulteriori economie di spesa pari a 12 milioni, come si accennava prima. L’articolo sostiene in maniera errata che, negli ultimi due anni, non si sono registrati risparmi: anticipiamo i dati di consuntivo 2019 (secondo cui la spesa effettiva del Senato ammonta a 486.342.227,17 euro) che confermano il trend decrescente. Va, inoltre, precisato che i due rami del Parlamento, nella stesura dei documenti contabili di Bilancio, applicano criteri differenti: il Senato, infatti, ha un bilancio finanziario calibrato alla cassa e, quindi, completamente trasparente; mentre le altre Pubbliche amministrazioni seguono un bilancio di cassa e competenza. Per quanto concerne le spese relative alla prevenzione e alla gestione dell’emergenza Covid, occorre precisare che queste hanno trovato capienza nei previsti capitoli del predetto Bilancio previsionale e non hanno richiesto quindi variazioni delle stesse, né il ricorso al Fondo di riserva. Quanto a quest’ultimo, infine, trattandosi di un appostamento “precauzionale”, ogni anno viene compiuta una valutazione specifica. La riduzione di tale Fondo nel bilancio preventivo 2020, rispetto al relativo bilancio preventivo 2019, è stata effettuata – è bene precisarlo – nel dicembre 2019, in considerazione del fatto che negli anni precedenti non vi si era fatto ricorso. Non c’è stata, dunque, nessuna variazione in corso d’anno. Pertanto, nessun ‘giallo’ a differenza di quanto l’articolo in questione sembrava voler far credere.
I Senatori Questori
Antonio De Poli, Paolo Arrigoni e Laura Bottici

INFONDATO E TENDENZIOSO CHI? I risparmi – che quest’anno ammontano a 12 milioni, esattamente come nel 2019 e nel 2018 (ultimo bilancio di previsione dell’amministrazione Grasso, approvato dal Consiglio di presidenza ad inizio gennaio e non come quest’anno a fine novembre) – non sono tagli di spesa. A fronte di entrate complessive di 556 milioni di euro, la spesa per il funzionamento del Senato è stimata nel 2020, al netto dei risparmi (come chiaramente riportato nell’articolo), in 544 milioni di euro: 12 milioni in meno rispetto alle entrate complessive che saranno restituiti al bilancio dello Stato.

L’articolo non sostiene, infatti, come invece scrivono i questori, che negli ultimi due anni non si sono registrati risparmi, ma che negli ultimi due anni non si sono registrati tagli di spesa. Spesa che nel 2019 è aumentata di 5 milioni rispetto al 2018 e che nel 2020 è rimasta identica quella prevista per il 2019, sempre al netto dei risparmi restituiti al bilancio dello Stato. I senatori questori, poi, sostengono che non c’è “nessun giallo” sulle spese affrontate per mascherine, gel e termoscanner. Peccato non rispondano nel merito su nulla: non si comprende né dalla loro relazione né tantomeno dalla loro non-rettifica quali capitoli di spesa siano stati utilizzati per far fronte all’emergenza dal momento che non è stato mai specificato.

Stesso discorso anche per il fondo di riserva: tabelle alla mano, come spiegato nell’articolo, tale fondo diminuisce rispetto al bilancio di previsione 2019 di 1,2 milioni. Eppure le spese (sempre al netto dei risparmi) sono pari a 544 milioni, come l’anno scorso. Dunque la domanda (che rimane senza risposta) resta: in che modo sono stati utilizzati quei soldi? Sicuramente per ragioni necessarie, legittime e lodevoli. Il problema è saperlo. Tutto qui. E proprio sul tema della “trasparenza” stupisce che a firmare la rettifica-che-non-rettifica sia anche la senatrice Laura Bottici. Per due ragioni: innanzitutto perché questo giornale aveva chiesto un’intervista sul punto anche a lei (oltre che al senatore De Poli) ma – ahinoi – per ragioni sconosciute non è stato possibile farla.

E in secondo luogo perché proprio su questo giornale (il 9 gennaio 2018) la Bottici (questore anche nella scorsa legislatura) dichiarava che non avrebbe firmato il bilancio di previsione 2018 “innazituttto per una questione di (mancata, ndr) trasparenza”. E poi aggiungeva: “Molti possibili interventi per tagliare gli sprechi non sono stati posti in essere”. Quali ad esempio? “Spendiamo oltre 9 milioni in servizi informatici, ma poi […] stampiamo migliaia di pagine con gli emendamenti da distribuire a tutti i senatori”. Quell’anno (2018) la spesa per i servizi informatici da previsione era pari a 9,062 milioni; quest’anno invece supera i 9,5 milioni. Eppure allora la senatrice, che stava all’opposizione, non firmava; oggi, invece, che sta in maggioranza, firma non solo il bilancio, ma pure la rettifica con due esponenti dell’opposizione. Saluti.