Altro schiaffo di Trump a Obama: la Fcc cancella la net neutrality. Più spazio a chi paga. Democratici all’attacco

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La Federal communications commission (Fcc), l’agenzia che regola il settore delle comunicazioni negli Stati Uniti, ha abolito la “neutralità della rete”, uno dei principali lasciti dell’amministrazione Obama. Si tratta del principio in base al quale ogni sito internet ha pari dignità e nessun provider può decidere se rendere più lento o più rapido l’accesso a una determinata pagina, né creare “corsie preferenziali” sulle autostrade della rete, ovvero proporre pacchetti con connessioni più veloci a pagamento.

Con un voto a stretta maggioranza – 3 sì contro 2 no – la Fcc ha approvato la proposta dei repubblicani, avanzata dal nuovo presidente dell’agenzia, Ajit Pai, con la quale si è messa fine a quelle che lui stesso ha definito “le regole pesanti che hanno scoraggiato investimenti e innovazioni”. Mignon Clyburn, il membro democratico, uno dei due che hanno votato contro la proposta di Pai, ha replicato che l’agenzia “sta consegnando le chiavi di Internet” a “poche grandi aziende multimiliardarie”. Nei giorni scorsi in molti, temendo il “repeal” (ovvero l’abrogazione della norma voluta da Obama), avevano avvertito che una simile misura avrebbe fatto contenti i provider, ovvero le aziende che materialmente forniscono la connessione, come Comcast, Verizon e AT&T, le quali si potranno contare su un’impennata dei fatturati, garantita da una “deregulation” che non renderà più il traffico uguale per tutti. Senza il neutrality net infatti saltano le regole federali che impediscono ai provider di rallentare, bloccare o imporre pagamenti a dei siti in maniera discriminatoria, cioè garantendo nel frattempo ad altri un trattamento differente.

Ciò significa che, da una parte, i clienti più ricchi potranno godere di una connessione superveloce, mentre chi ha meno soldi da spendere in bollette si potrebbe ritrovare con un pacchetto “free basics” e rivivrebbe l’ebrezza vintage dei vecchi modem a 56k. Inoltre, ogni provider potrebbe scegliere quali siti privilegiare e quali no, magari sulla base delle pressioni politiche del momento o di altre forme di lobbying. Per esempio, un’azienda multinazionale si ritroverebbe con le risorse necessarie per poter garantire un accesso rapido alla propria pagina, qualora i provider decidessero di monetizzare su questo fronte, mentre una piccola impresa resterebbe al palo.

L’abolizione della net neutrality crea un mercato di internet per l’élite, ha detto la presidente e cofondatrice del web browser Mozilla, Mitchell Baker. Senza la neutralità della rete si consente “ad una piccola cerchia di società o individui di prendere decisioni sulla piattaforma di comunicazione per tutti noi”, ha detto Baker alla Cnn. Rimuovere la neutralità ha insistito, significa che “saranno un ristretto gruppo di persone e di imprenditori e le loro motivazioni a determinare, di fatto, la comunicazione disponibile per tutti noi”.

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di Gaetano Pedullà

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