Il rebus delle Amministrative. Letta leader a sovranità limitata ostacolo all’alleanza M5S-Pd

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Si dà un gran daffare il nuovo – che poi tanto nuovo non è – segretario del Pd, Enrico Letta, impegnato anima e corpo nel suo personale giro di consultazioni con le forze politiche della variegata maggioranza-ammucchiata che sostiene il governo guidato da Mario Draghi.

Un tour de force che lo ha portato ieri faccia a faccia con il reggente (uscente) M5S Vito Crimi – per una “lunga e proficua conversazione”, fanno sapere dal Nazareno – durante la quale non poteva mancare il piatto forte nel menù dei due principali azionisti dell’asse giallorosso: le alleanze in vista delle prossime amministrative di ottobre (pandemia permettendo). Sul tavolo c’è un accordo di massima: il Movimento è pronto a collaborare con il Pd, “laddove dovessero crearsi le condizioni”.

Nel caso invece in cui questo non dovesse avvenire “ciò non inciderebbe sul percorso comune già avviato”. Una formula politica dal tipico sapore doroteo in cui si vuole accontentare un po’ tutti per salvaguardare almeno la forma. Ma nella sostanza il rischio è una sorta di “anarchia amministrativa”. Infatti, quando andiamo a zummare sulle realtà locali ci accorgiamo facilmente che i ras locali del Pd controllano ancora saldamente la situazione e non ci pensano proprio a cedere sovranità al segretario nazionale.

Iniziamo da Milano, dove Beppe Sala cerca il bis e nel Pd il suo nome non è in discussione. A Torino, dove la 5S Chiara Appendino non si ricandiderà, Sergio Chiamparino ha proposto Stefano Lo Russo, capogruppo dem e principale accusatore della stessa Appendino. Diciamo un bello sgarbo tra alleati. Letta preoccupato ha inviato un proconsole, l’ex ministro Francesco Boccia per cercare di capire che succede.

Poi abbiamo il caso di Napoli dove si vocifera di una candidatura a sindaco del presidente della Camera, il pentastellato Roberto Fico, ma l’interessato non ha mai accettato. Senza contare che in Campania non si muove paglia senza il via libera del vero dominus del Pd locale, Vincenzo De Luca. Ed infine c’è il caso Roma, dove la sindaca Virginia Raggi (leggi l’articolo) si ricandida con l’appoggio ufficiale dei 5S, Grillo in primis, ma il Pd le sbarra la strada con candidature ostili come quella dell’ex ministro Roberto Gualtieri.

Tutto questo caos è frutto del fatto che Letta, eletto in gran fretta segretario nazionale al posto di Nicola Zingaretti, non controlla il Pd e l’ulteriore prova provata di quanto affermato è che Letta ha nominato due nuovi capigruppo alla Camera e al Senato, Debora Serracchiani e Simona Malpezzi, in piena continuità con Matteo Renzi. Dunque, di fronte a un segretario Pd a sovranità limitata, i 5S potrebbero legittimamente porsi la domanda se Letta abbia davvero un autonomo potere decisionale.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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