A Roma i dem brancolano nel buio. La Raggi è l’unica certezza sulla strada del Campidoglio

Roma Raggi
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Premesso che nella sfida per il Campidoglio la sindaca uscente, Virginia Raggi è saldamente in campo blindatissima dal garante del Movimento 5Stelle Beppe Grillo e super favorita nei sondaggi, il segretario dem Enrico Letta ha ribadito anche ieri nel corso del suo incontro col capo politico uscente Vito Crimi che l’alleanza fra i due partiti in vista delle prossime amministrative non è in discussione.

Anche nel colloquio con Giuseppe Conte di qualche settimana fa (leggi l’articolo) i toni erano stati molto concilianti, tanto che l’ex premier dichiarò: “Si apre un cantiere, il Pd sarà un interlocutore privilegiato per il nuovo M5s, ci sarà un dialogo costante per creare una giusta sinergia perché chi va da solo rischia di essere meno efficiente”.

Tutto perfetto, dunque. A parole, perché nei fatti la storia è un po’ più complicata. Innanzitutto in casa Pd non c’è ancora un candidato ufficiale – l’intenzione al Nazareno è quella di fare primarie allargate a tutto il perimentro del fronte progressista – ma in ogni caso non vi è l’intenzione di sostenere l’esponente grillina.

“Su Roma il nostro giudizio sul sindaco uscente non è lo stesso di quello dei 5 Stelle, e rischia di essere una pietra di inciampo. So di giocarmi l’osso del collo su questa partita, ma ce ne sono anche altre importanti”, è il Letta – pensiero, che ricalca di fatto quello dei vertici (anche dello stesso Zingaretti che pur avendo fatto entrare nella sua Giunta due esponenti pentastellate, sulla Raggi ha sempre manifestato un forte dissenso) e della base Pd della Capitale.

La stessa candidatura dell’ex ministro Gualtieri, che ad oggi non avrebbe ancora sciolto la riserva, sarebbe stata chiesta dal mitologico “territorio” che vuol dire tutto e niente, semmai dai ras locali che inevitabilmente fanno parte di correnti e correntine che certo non si sono liquefatte come neve al sole all’arrivo di Letta da Parigi.

Uno di questi è sicuramente il deputato, già presidente nazionale e commissario romano, Matteo Orfini che sull’alleanza coi 5S non si fa illusioni: “A Roma i 5 Stelle sono Virginia Raggi. Noi dobbiamo costruire una coalizione di centrosinistra. Fissiamo data e regole delle primarie e poi scegliamo tra i vari candidati”.

Fra questi, nei desiderata di molti, c’è Nicola Zingaretti ma il governatore del Lazio, però, non intende essere della partita. Una sua discesa in campo per il Campidoglio sbloccherebbe una situazione non semplice, evitando primarie che in realtà nessuno vuole e facendo piazza pulita di candidati “minori”.

Non risolverebbe però il nodo Calenda, in campo ormai da mesi, deciso a non indietreggiare – qualche giorno fa, fra il serio e il faceto, ha dichiarato che solo se il Pd schierasse Francesco Totti farebbe dietrofront – che vanta, peraltro, l’apprezzamento della vice segretaria di Letta Irene Tinagli “Credo che Calenda abbia l’energia, la capacità il metodo per poter affrontare una sfida del genere”, aveva dichiarato entusiasta, salvo poi correggere il tiro nel giro di qualche ora precisando che “il dialogo si deve basare sul rispetto reciproco non solo a livello personale ma anche delle rispettive comunità”, in riferimento al fatto che i toni del leader di Azione nei confronti del Pd – nonostante con Letta ci sia un dialogo continuo (guarda il post) – non sono sempre esattamente concilianti. Insomma, molta carne al fuoco ma certezze poche.

Leggi anche: Il rebus delle Amministrative. Letta leader a sovranità limitata ostacolo all’alleanza M5S-Pd.