Anche il Garante dà una lezione ai sindacati. No al blocco degli scrutini, pronti a precettare gli insegnanti

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A scuola non si apprende solo studiando. Spesso bisogna andare fuori dalle aule per trovare le lezioni più importanti, quelle che formano profondamente i caratteri e i principi su cui baseremo il nostro essere cittadini e parte di una comunità. Per questo certi esempi possono avere effetti gravissimi. Incorreggibili. Esattamente quanto sta accadendo in questi giorni, con una riforma della scuola usata dai sindacati come ultimo fortino contro il governo. Per i confederali c’è in gioco uno dei pascoli dove hanno potuto meglio scorazzare per decenni, ottenendo iscritti e potere. Per questo la reazione contro la riforma è stata rabbiosa e si è arrivati a usare le solite armi di sempre caricate però come non mai. Da una parte arrivando a minacciare lo sciopero degli scrutini e dall’altra chiedendo ai parlamentari di scendere in piazza in un sit-in davanti Montecitorio proprio mentre si vota il provvedimento.

BRUTTA LEZIONE
Per gli studenti, pur abituati a mille scioperi, vedere i loro insegnanti che li mollano proprio nel momento fatidico degli scrutini lascerà un’impronta devastante. Tutelare i propri interessi viene prima dell’amore per il proprio lavoro, della lealtà verso chi si è accompagnato per un anno di lavoro, della missione nobile e preziosa di formare culturalmente e umanamente una generazione. Anche per questo l’Autorità di garanzia sugli scioperi ha fatto sapere ieri che non se ne parla neppure di una tale forma di protesta. Il presidente Roberto Alesse l’ha presa larga, invitando le parti a trovare un punto di convergenza, ma poi ha spiegato chiaramente che in caso contrario si andrebbe incontro a proteste dalle forme eclatanti, con azioni illegittime che danneggerebbero soprattutto gli studenti e le loro famiglie. Questo, ha aggiunto Alesse, è il tempo della responsabilità per evitare strappi che lacererebbero il tessuto sociale del Paese. “Noi – ha promesso il garante – faremo la nostra parte, assicurando il rispetto rigoroso della legge sul diritto di sciopero a tutela degli utenti”. “Al riguardo spero però che il ricorso allo strumento della precettazione resti solo un’opzione teorica, perchè, in caso di blocco degli scrutini, sarebbe la via obbligata e doverosa per evitare la paralisi dei cicli conclusivi dei percorsi scolastici (esami di terza media, maturità, abilitazioni professionali)”.

L’APPELLO
Un altolà al quale i sindacati hanno risposto convocando i deputati. Ora nessuno disconosce il filo diretto che collega da sempre politica e sindacato. Basti vedere che carriera hanno fatto quasi tutti gli ultimi leader di Cgil, Cisl e Uil, chi diventando presidente della Camera, chi del Senato, chi segretario di partito e chi comunque senatore o deputato. Vedere però i confederali dare appuntamento con una e-mail ai parlamentari per oggi pomeriggio in piazza del Pantheon, in una sorta di “microfono aperto”, non capita di frequente. Immediate le adesioni, soprattutto da Sel, all’assemblea promossa da Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals Confsal e Gilda Unams di Roma e del Lazio. Nel frattempo il ddl scuola approda alla Camera. In base a quanto stabilito dalla conferenza dei capigruppo, si vota oggi e da lunedì a mercoledì ad ora di pranzo, quando è prevista la votazione finale.