Ancora guai per il Pd. Mazzette per appalti in Calabria. Tra i venti indagati c’è pure il Governatore Oliverio. Per i pm si tratta di un’associazione a delinquere

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Dopo lo scandalo sanitopoli in Umbria, una nuova tempesta giudiziaria si è abbattuta sul Partito Democratico. In Calabria, infatti, è giunta a conclusione l’inchiesta su un giro di appalti pilotati in cambio di mazzette per favorire imprenditori locali a dispetto di altri. Una vicenda in cui sono indagate venti persone, molte delle quali sono esponenti di primo piano della politica regionale che ora rischiano una richiesta di rinvio a giudizio, e tra cui spiccano i nomi del governatore dem Mario Oliverio e del sindaco di Cosenza Mario Occhiuto in quota Forza Italia, entrambi candidati in pectore alle prossime Regionali.

Le gare pubbliche finite nel mirino della procura di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, sono quelle per la costruzione del nuovo ospedale della città a guida azzurra, la metropolitana di superficie e il museo di Alarico. Un terremoto che, a poche settimane dalle elezioni europee, rischia di inguaiare soprattutto il Pd perché tra le persone coinvolte figura anche l’ex vicepresidente della Regione, il dem Nicola Adamo. Tra gli altri protagonisti dell’indagine anche il dirigente della Regione Luigi Giuseppe Zinno, il direttore generale delle Ferrovie della Calabria Giuseppe Lo Feudo e gli imprenditori Pietro Ventura e Rocco Borgia. A tutti loro, a seconda delle posizioni, la Procura di Catanzaro contesta i reati di associazione per delinquere, frode nelle pubbliche forniture, turbativa d’asta e corruzione.

Sostanzialmente il procuratore Gratteri e il pubblico ministero Vito Valerio sono convinti che il punto di riferimento dell’associazione, nonché l’elemento di collegamento tra politici, amministratori e imprenditori, sarebbe stato proprio il democratico Adamo. Il Governatore dem, invece, è considerato il promotore del sodalizio che si sarebbe personalmente attivato per pilotare gli appalti affinché questi finissero agli imprenditori graditi. Inoltre lo stesso ex vicepresidente avrebbe avuto un ruolo determinante nel posizionare, come si legge nel capo d’imputazione, “suoi uomini di fiducia in posti strategici delle amministrazioni pubbliche regionali e locali”. Mosse che riuscivano a garantire all’intero gruppo il raggiungimento degli obiettivi che, di volta in volta, si prefissavano.

E così al centro delle indagini finivano ben tre progetti e relative gara d’appalto: la metropolitana di collegamento tra Rende, Catania e l’università della Calabria; il nuovo ospedale di Cosenza e il museo di Alarico. I primi due appalti, stando alla ricostruzione della Procura, sarebbero stati indirizzati grazie agli uomini scelti da Adamo. Mentre la gara per il rinomato museo sarebbe stata altro che una sorta di contropartita pagata ad Occhiuto per fare in modo che il forzista non si opponesse alla realizzazione della nuova metropolitana di superficie.

Nel frattempo il presidente della Calabria si è difeso da tutte le accuse. “Questo ennesimo avviso di garanzia mi porta ad esprimere profonda amarezza per quanto mi sta accadendo” ha spiegato un più che turbato Oliverio. Lo stesso dem ha precisato di non poter “in alcun modo accettare di essere additato come il promotore di una’associazione per delinquere”. soprattutto perché, a suo dire, “le ipotesi di reato attengono alla normale vita politico-amministrativa dell’Ente” Per questo, ha concluso il dem: “dimostrerò la mia assoluta estraneità ai fatti contestati”.