Banche con tassi da usura: nei guai Saccomanni e Tarantola

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di Sergio Patti

Erano già finiti nel mirino alcuni tra i maggiori banchieri italiani. Nessuno comprendeva perchè allora non toccasse anche a chi doveva vigilare sui tassi usurai applicati dagli istituti. Una domanda alla quale ieri la Procura di Trani ha dato una risposta, scrivendo sul registro degli indagati l’ex ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni e l’attuale presidente della Rai, Anna Maria Tarantola. Il reato contestato è concorso in usura e riguarda i precedenti incarichi dei due dirigenti in Bankitalia. Per loro adesso inizia un processo nel quale non saranno da soli, in quanto sono in tutto 62 gli indagati a cui la Guardia di finanza sta ancora notificando l’avviso di fine indagine per usura. Con gli ex vertici di Via Nazionale ci sono i manager di punta della Banca nazionale del lavoro, del Monte dei Paschi di Siena, di Unicredit e della Banca Popolare di Bari.

Inchieste a go-go
Un periodaccio per i nostri “signori del credito”, dal presidente del Consiglio di Sorveglianza di Banca IntesaSanPaolo, Giovanni Bazoli, al centro di un’inchiesta analoga pure in Sardegna, all’ex numero uno di Mps, Giuseppe Mussari, al centro di accuse gravissime legate al dissesto della stessa banca, al suo successore a Rocca Salimbeni, Alessandro Profumo, finito in un’altra inchiesta sui prodotti derivati, relativa però alla sua governace in Unicredit.
Nessuna Procura però sta diventando leader nel perseguire gli abusi bancari quanto quella minuscola di Trani, impegnata tra l’altro in un ulteriore procedimento contro le grandi agenzie di rating internazionali. Società dai grandi muscoli che non hanno spaventato i magistrati, arrivati adesso ancora più in alto nelle loro coraggiose inchieste sui tassi d’usura applicati dalle banche. In alto fino a Palazzo Koch, dove la Tarantola è stata capo della Vigilanza e il ministro dell’Economia del governo Letta, Saccomanni, direttore generale. Insieme al loro, per il ruolo avuto sempre in Bankitalia, sono indagati anche l’ex direttore generale Vincenzo Desario, e gli ex capi della Vigilanza succedutisi nel tempo: Francesco Maria Frasca, Giovanni Carosio, Stefano Mieli e Luigi Federico Signorini. Per il ministero dell’Economia è indagato Giuseppe Maresca, a capo della quinta direzione del dipartimento del Tesoro. Agli otto indagati viene contestato di aver adottato consapevolmente tra il 2005 e il 2012 determinazioni amministrative in contrasto con la legge sull’usura fornendo un “contributo morale necessario” ai fatti-reati di usura “materialmente commessi dalle banche”.

Abusi sotto gli occhi di tutti
Se può apparire fin troppo facile prendersela con le banche, in tempi di vacche magre come quelli odierni, l’inchiesta di Trani sta aprendo un varco in un muro di omertà. Restituendo una speranza all’intera economia nazionale. Dietro la grande crisi che ha distrutto milioni di posti di lavoro c’è infatti la distorsione del credito operata dalle banche nazionali. Così accade che mentre in Europa la stessa Banca centrale abbassa i tassi al minimo storico, sperando così di convincere le imprese a indebitarsi a poco prezzo per creare nuove attività, investire e assumere, poi in concreto tra tassi fuori controllo e soprattutto spese e commissioni da infarto nei fatti il costo del denaro resta proibitivo. Il risultato è che i tassi bassi favoriscono le imprese di altri Stati, mentre in Italia le banche si aggiustano i loro bilanci – nel silenzio di Via Nazionale – e l’economia resta sempre più al palo. Una situazione sotto gli occhi di tutti. Dove però stranamente solo Trani sembra voler vederci chiaro.