Antonio Capuano: i film del regista e il suo rapporto con Paolo Sorrentino

Antonio Capuano
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Antonio Capuano è uno dei personaggi più grandi del cinema italiano. Nel 2022, ritira il il Premio alla Carriera nel corso della 67ª edizione dei Premi David di Donatello.

Antonio Capuano: i film del regista

Antonio Capuano ha più di 80 anni ma ha trascorso una vita nel cinema italiano come sceneggiatore e regista di grandi successi e capolavori. Il suo esordio da regista avviene nel 1992 con “Vito e gli altri”.

Nel 1994 ha partecipato al film collettivo intitolato “L’unico paese al mondo”. Nel 1996 è presente alla Mostra del Cinema di Venezia con “Pianese Nunzio: 14 anni a maggio”, il suo secondo lungometraggio, vincitore del N.I.C.E-USA 1996. Nel 1997, con altri registi napoletani fra cui Mario Martone e Pappi Corsicato, gira l’episodio “Sophialoren”del film “I Vesuviani”, anche questo presentato a Venezia. Nel 1998 gira “Polvere di Napoli”, presentato al Festival di Locarno. Nel 2001 è nuovamente presente alla Mostra di Venezia con “Luna Rossa”. La Guerra di Milano del 2005 si aggiudicò il Premio dei critici al David di Donatello. L’ultimo suo film è del 2020, Il buco in testa.

Il suo rapporto con Paolo Sorrentino

Tra Capuano e Paolo Sorrentino c’è un legame speciale. Nel 1998 Paolo Sorrentino aveva 28 anni e lavorava come sceneggiatore Rai. Sogna una vita nel cinema e una delle sue sceneggiature, Drangoncelli di fuoco, arriva sulla scrivania di Antonio Capuano.

Il regista apprezza lo stile del giovane Sorrentino e lo invita a prendere parte alla scrittura di Polvere di Napoli. In È stata la mano di Dio( candidato agli Oscar 2022) si vede la giovane versione di Sorrentino parlare di tutto con il proprio maestro, ed è quello che accadeva nella realtà, almeno al tempo. Lunghe passeggiate parlando di donne, del Napoli, della città e delle loro vite personali.

Sorrentino racconta, invece, di Capuano: “Antonio non è accomodante, non ti lusinga, e questo mi è stato di un’utilità incredibile – ha spiegato all’Ansa.it il regista nell’apertura di una retrospettiva al Cinema Troisi a Roma a inizio novembre – Il rapporto tra noi è basato sul conflitto e lo trovo molto bello e sano. Ad esempio quando tentavo di fare il mio primo film, L’uomo in più, e gli raccontavo qualche scena che avevo in mente non gli andava bene nulla. Aveva anche ragione, perché dicevo le classiche ingenuità di un aspirante regista. È stato importantissimo e fondamentale per me, perché non è facile trovare persone senza peli sulla lingua come lui. Antonio mette alla prova la tua forza e la tua capacità di reazione”.

Sul film “È stata la mano di Dio”, Capuano poi ha detto la sua: «Poi l’ho visto, Paolo mi ha fatto arrogante e un po’ volgare, forse mi vede così. Ma io lo difendo, è il suo sguardo e ognuno è libero di mostrarlo, senno’ fa una copia. Anche se nel mio quartiere, a Posillipo, la gente che mi conosce da una vita mi ha detto: ma come t’ha fatto Paolo?».