Aperture su legge elettorale, agricoltura e Servizi. Così il premier punta a convincere centristi, socialisti e renziani delusi

GIUSEPPE CONTE
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Il discorso del premier Giuseppe Conte di ieri alla Camera è stato chiaro e pragmatico, con la studiata scelta dei temi trattati. Incominciamo dal più importante in assoluto e cioè la riforma elettorale in senso proporzionale che permette di leggere in filigrana la chiara apertura a quei parlamentari che ha definito “volenterosi” e cioè né “costruttori”, come aveva indicato il presidente Mattarella, ma neppure “responsabili”, termine logorato e che ha assunto un significato molto negativo dai tempi scilipotiani, accostabile a voltagabbana.

Il richiamo a chi “vuole mantenere alta la dignità della politica” è stato un messaggio indirizzato ai centristi, in primis l’Udc, che possono sopravvivere grazie ad una riforma proporzionale che però – tiene a precisare il premier – tenga conto anche della governabilità oltre che alla rappresentatività. E quale partito se non quello di Lorenzo Cesa, che ha ancora lo scudo crociato e la parola Libertas, può essere il destinatario? L’Udc, per la propria natura “democristiana” e quindi centrista con due ali, una sinistra ed una destra, è il naturale mandatario di una richiesta di supporto questa volta a sinistra. Scelta saggia, in un momento di grande indecisione dove anche i soli tre seggi che il partito possiede al Senato possono risultare determinanti insieme ad una altra centrista, la senatrice Sandra Lonardo moglie di Clemente Mastella che potrebbe anche aspirare ad un ministero.

L’altra apertura è stata quella sulla delega ai Servizi che Conte mette a disposizione sanando una situazione molto irrituale. Il messaggio è rivolto ai renziani, ma non a Renzi accogliendo una delle richieste più pressanti che avevano avanzato nei giorni scorsi anche se in verità anche nella maggioranza c’era un po’ di malcontento per questa situazione. Terza apertura è stata poi quella su uno dei due dicasteri lasciati liberi dopo la defezione delle due ministre di IV Bellanova e Bonetti: “Viste le sfide e anche gli impegni internazionali, non intendo mantenere la delega all’Agricoltura se non lo stretto necessario”.

Qui l’offerta è chiaramente ai socialisti del presidente Riccardo Nencini – interessato anche al dicastero dell’Ambiente – che lo supporterebbero in cambio di un “progetto politico”, come ha richiesto il segretario Enzo Maraio. Il discorso di ieri è stato un piccolo capolavoro di capacità tattica in un quadro strategico che ricorda molto quelli della Dc che poi pare essere la cifra politica più autentica di Conte che si è dimostrato un politico abile a gestire sia la destra che la sinistra.