Appalti per l’emergenza Covid in Puglia. Due imprenditori ai domiciliari. Resta in carcere il dirigente della Protezione civile che avrebbe intascato tangenti per favorirli

Appalti Puglia Finanza
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Nel pomeriggio di ieri sono finiti ai domiciliari, nell’ambito di un’inchiesta sugli appalti della Regione Puglia per l’emergenza Covid-19, l’imprenditore foggiano Luca Ciro Giovanni Leccese e Donato Mottola, altro imprenditore residente a Noci, sempre nel barese. Resta in carcere, invece, Antonio Mario Lerario, ex dirigente regionale della Protezione Civile. A deciderlo è stato il Gip, Anna Perrelli, a seguito delle indagini della Guardia di Finanza.

I tre sono accusati, a vario titolo, di corruzione per l’esercizio della funzione e pene per il corruttore. L’indagine della Procura di Bari riguarda la realizzazione e l’allestimento della struttura per le maxi emergenze Covid-19, allestita circa un anno fa nella Fiera del Levante di Bari.

“Gli ho portato un pensiero che era un cesto natalizio e un cartone con una bottiglia di champagne” si è giustificato Leccese, titolare della società Edil Sella, quando è stato interrogato dagli inquirenti dopo aver consegnato all’ormai ex dirigente Lerario una tangente da 10 mila euro, in 200 banconote da 50 euro.

La Guardia di Finanza ha accertato che Lerario aveva ricevuto “indebitamente per l’esercizio delle sue funzioni” dallo stesso Leccese, una busta “contenente la somma di 10 mila euro suddivisa in 200 banconote da 50 euro”. Leccese ha in corso l’esecuzione di appalti affidati con una delibere firmata dal dirigente regionale per conto della Protezione civile per un importo complessivo di 2,8 milioni die euro.

Lerario, inoltre, sempre secondo quanto hanno accertato le Fiamme Gialle, avrebbe ricevuto anche 20 mila euro da Mottola “imprenditore e legale rappresentante della Dmeco Engineering”. E anche quest’ultimo, come Leccese, ha in atto “esecuzione di appalti affidati con delibere a firma di Lerario per conto della Protezione civile” per altri 2,5 milioni di euro.

La gip, nel ritenere sussistente il pericolo di inquinamento probatorio da parte di Lerario, parla di “mercimonio delle pubbliche funzioni” ed evidenzia che durante le indagini il dirigente si sarebbe anche “preoccupato di far bonificare il proprio ufficio dove erano state sistemate cimici audio-video”, consapevole di essere intercettato, in un atteggiamento di “spregio assoluto per la funzione pubblica rivestita”.

Gli appalti regionali affidati a Leccese riguardavano la messa in sicurezza della sala convegni della biblioteca Magna Capitana di Foggia, la realizzazione di impianti elettrici, di illuminazione e idrici nel Cara di Borgo Mezzanone e, in particolare, la realizzazione di una foresteria per mettere in isolamento ed istituire una sorveglianza sanitaria per i cittadini extracomunitari positivi con 53 moduli abitativi prefabbricati.

Nell’ambito della istituzione del progetto regionale del numero unico 112, la Protezione civile aveva affidato appalti anche per la realizzazione di uffici e centrale operativa per la sede di Foggia presso l’aeroporto, la realizzazione di insediamenti per ospitalità di migranti lavoratori stagionali sempre nel Foggiano.

All’azienda di Mottola, che lavorava in subappalto anche per Leccese, la Protezione civile regionale aveva in corso Appalti per lavori edili e di ristrutturazione di immobili sempre presso il Cara di Borgo Mezzanone, forniture e installazione di strutture prefabbricate mobili di emergenza per pre-triage a servizio e supporto delle strutture ospedaliere.