Trema il Pd. Perquisizioni in casa e ufficio del presidente dem campano Stefano Graziano. Avrebbe ottenuto appoggi elettorali dal clan Zagaria. E lui si autosospende dal partito

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Una storia che si ripete: appalti truccati per agevolare il clan camorristico dei Casalesi.  A Santa Maria Capua Vetere, è finito in manette anche l’ex sindaco Biagio Maria Di Muro. In tutto sono nove le ordinanze di custodia cautelare eseguite dal Nucleo regionale di polizia tributaria della Guardia di finanza e dai carabinieri del nucleo investigativo di Caserta. indagate. L’indagine riguarda l’appalto per i lavori di consolidamento dello storico Palazzo Teti, confiscato al padre dello stesso primo cittadino, Nicola Di Muro. Ed ora proprio intorno al restauro dell’immobile, si scopre un giro di mazzette che travolge anche il figlio.  La gara, che negli anni ha subito vari rallentamenti, secondo l’ipotesi accusatoria della Dda di Napoli, sarebbe stata vinta da un raggruppamento di imprese ritenuto vicino al clan. I reati ipotizzati a vario titolo vanno dalla corruzione alla turbativa d’asta e falso ideologico. Nell’inchiesta sono coinvolti imprenditori, funzionari comunali e professionisti.  Perquisita anche le abitazioni e l’ufficio del presidente del Pd campano Stefano Graziano. Secondo gli inquirenti l’esponente politico avrebbe chiesto e ottenuto appoggi elettorali del clan Zagaria in riferimento alle ultime consultazioni per l’elezione del Consiglio regionale della Campania. Lo spunto investigativo è stato offerto da una intercettazione di colloqui tra Alessandro Zagaria e Biagio Di Muro, nel corso dei quali si faceva riferimento all’appoggio elettorale che occorreva garantire a Graziano. Nel pomeriggio è arrivata l’autosospensione di Graziano dal Partito democratico: “Nell’esprimere la massima fiducia nell’operato della magistratura, con grande sofferenza, comunico la mia autosospensione dal Partito Democratico in attesa di chiarire, al di là di ogni anche generico sospetto, la mia posizione”.