Appalto express per il consolato. Con l’ombra del conflitto d’interessi. A Montevideo uffici ridotti e poco personale. Ma Merlo punta a una mega-sede. La replica del sottosegretario

di Edoardo Lanfranchi
Politica

L’incarico di progettazione? Affidato in soli dieci giorni. Il bando per la costruzione? Pubblicato il 4 maggio con scadenza il 4 giugno, un mese secco. Sul piatto, l’appalto da un milione di euro per la palazzina di 750 metri quadrati che ospiterà i nostri uffici consolari in Uruguay. Ma cos’è tutta questa fretta a Montevideo? Perché “nel bel mezzo della pandemia si accelera improvvisamente su una operazione dai contorni ancora poco chiari?”, si chiede Laura Garavini di Italia viva. Idem Fuchsia Nissoli Fitzgerald, Forza Italia, e Luis Roberto Di San Martino Lorenzato, Lega. E se il Pd aveva già protestato con il suo coordinatore in Sud America, Fabio Porta (“Quanti soldi sono stati stanziati? Come verranno spesi? Verranno realmente migliorati i servizi?”), Andrea Delmastro Delle Vedove, Fdi, va giù duro di interrogazione: “Appare di somma urgenza la necessità di fugare ogni possibile dubbio in merito agli interessi del Sottosegretario Merlo nel settore costruzioni in Sud America”.

MISTER PREFERENZE. Fermi tutti. Ricardo Antonio Merlo (nella foto), il recordman delle preferenze nel voto estero? Proprio lui. Classe 1962, nato a Buenos Aires, eletto per la prima volta nel 2006 al seguito di Luigi Pallaro (il “senatore ballerino” da cui spesso è dipesa la sorte del governo Prodi), si è messo in proprio nel 2008 con un proprio partito, il Maie. E ormai alla quarta legislatura è una stabile presenza a Roma: nel 2018 è entrato addirittura al governo, agguantando lo scranno da sottosegretario agli Esteri sia nel Conte 1 che nel Conte 2. In due anni la sua mission è stata principalmente una: curarsi il feudo elettorale in Argentina e dintorni. E l’Uruguay? Conta più di 120 mila iscritti all’Aire (l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero), dunque di potenziali elettori. Ma a Montevideo il consolato è stato chiuso anni fa, causa spending review, e ora c’è solo una cancelleria consolare con una quindicina di impiegati: “I servizi sono sottodimensionati e ci sono liste di attesa fino a un anno solo per avere un appuntamento” spiega Filomena Narducci, consigliera del Comites.

“Da anni la comunità italiana chiede una nuova sede per gli uffici e un potenziamento dell’organico. Era già stato fatto, e pagato, anche un bel progetto”. Lavori mai avviati. Fino a quando non arriva Merlo e tutto parte in quarta: il personale è sempre poco, Comites e associazioni non vengono coinvolte, eppure il 23 maggio 2019 l’ambasciata annuncia l’avvio di una “procedura di affidamento diretto” dell’incarico per il progetto esecutivo. Il 10 marzo 2020, mentre tutto il mondo pensa solo al Coronavirus, la Farnesina firma la delibera a contrarre e il 4 maggio l’ambasciata invita i costruttori a presentare, entro un mese, eventuali manifestazioni di interesse. A Montevideo però non stappano lo spumante.

Mimmo Porpiglia, direttore del quotidiano Gente d’Italia: “Non è più impellente rimpatriare gli italiani che sono ancora qui, in Uruguay, e le centinaia che aspettano senza soldi in Argentina?”. E la Narducci: “In piena emergenza Covid, con l’edilizia bloccata in tutto l’Uruguay, com’è possibile pensare che un mese basti alle imprese per organizzarsi, analizzare il progetto e partecipare alla gara?”. Domande più che lecite. Anche perché, ricorda Porpiglia, sul sito del Maeci c’è l’elenco delle partecipazioni di Merlo in tre diverse società argentine di costruzioni: Construrbana Srl, La Inversion Srl e Construcity Srl. Piccole quote, meno di 7 mila euro in tutto. Ma se si aggiunge il fatto che “il principale referente in Uruguay” di Merlo “sarebbe un architetto costruttore”, come riporta l’interrogazione di Delmastro, da destra a sinistra il suo attivismo risulta un po’ sospetto. E in Parlamento, in nome della trasparenza, oggi si leva un unico coro: bloccare tutto.

La replica del sottosegretario Merlo.

Egregio direttore,
Faccio riferimento all’articolo a firma Edoardo Lanfranchi pubblicato sul vostro giornale il 13 maggio e relativo al progetto di costruzione di un immobile da destinare a sede della Cancelleria Consolare a Montevideo, articolo che contiene pesanti illazioni sul mio ruolo e su presunti interessi nella vicenda.
Innanzi tutto il tema del Consolato. In Uruguay vive una comunità di passaporto italiano di oltre 120 mila persone, naturalmente occorre che disponga di servizi adeguati in spazi adeguati; tali non sono stati quelli forniti dopo che nel 2014 venne – purtroppo – decisa la soppressione del Consolato ed il trasferimento della Cancelleria consolare all’interno dell’Ambasciata, in spazi angusti e sicuramente non adeguati. Da tempo si discute quindi della necessità di disporre di un immobile funzionale e dignitoso e tra le varie opzioni l’Amministrazione degli Esteri ha preferito quella della costruzione di un immobile all’interno del compound demaniale dell’Ambasciata. Scelte che ho pienamente sostenuto prima in veste di Presidente del Maie e poi quale Sottosegretario con delega per gli Italiani all’estero, ritenendo urgente restituire alla nostra collettività in Uruguay una sede consolare all’altezza del nostro Paese.
Sono ben consapevole del resto che non bastano gli spazi, ma occorre rafforzare la dotazione di personale. Ed infatti mi sono battuto in sede di elaborazione sia della Finanziaria 2018 che per quella 2019 per il riavvio delle assunzioni di qualifiche funzionali alla Farnesina dopo anni di blocco. Un primo contingente di 277 unita’ e’ atteso entro l’estate e da lì si potrà attingere anche per Montevideo. Inoltre e’ stato ripristinato il terzo posto diplomatico a Montevideo ed il giovane funzionario designato avrà la responsabilità del settore consolare.
Smentisco invece qualsiasi tipo di interesse personale, diretto o indiretto, nella gara per la realizzazione del Consolato. Si tratta di una procedura curata dalla Direzione Affari Amministrativi del Ministero in coordinamento con l’Ambasciata, che ha visto lo scorso anno l’assegnazione dello studio progettuale ed ora – dopo un rinvio di qualche mese a causa della pandemia – l’avviso pubblico di manifestazione di interesse per l’espletamento di procedura negoziata per l’appalto dei lavori di costruzione. Una procedura lunga ed articolata, svolta dal Ministero in base alla precisa normativa di riferimento, e non certo un’iniziativa ispirata alla “fretta” citata nel vostro articolo.
Che io abbia quote in società di costruzioni immobiliari di proprietà della mia famiglia in Argentina non e’ certo un segreto e risulta del resto dalla documentazione che ho presentato sia in Parlamento che alla Farnesina in base alla normativa sulla trasparenza. Si tratta di società che non hanno mai lavorato all’esterno dell’Argentina e mai in appalti pubblici, essendo specializzate nell’edilizia privata. L’architetto Lamorte e’ il principale esponente del Maie in Uruguay, ma non credo che il fatto di essere architetto basti a fondare una sorta di responsabilità oggettiva rispetto all’appalto di cui trattiamo, al quale per ovvie ragioni non intende comunque partecipare.
L’accusa di potenziali interessi in un appalto non ancora assegnato – quotidianamente rilanciata dal giornale “Gente d’Italia” e da voi ripresa – è quindi priva di qualsiasi fondamento e, dati i contenuti palesemente diffamatori di molte delle affermazioni pubblicate dal giornale di Montevideo, ho incaricato il mio legale di fiducia di agire a tutela della mia dignità e reputazione nei confronti della pubblicazione uruguayana.

Ricardo Merlo
Sottosegretario di Stato con delega agli italiani nel mondo