Arriva l’accordo tra sindacati e azienda per salvare l’Alitalia. Ora la palla passa ai lavoratori. L’intervento pubblico sarà pari a 200 milioni

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La potenziale soluzione, dopo tanti e incredibili rinvii, è arrivata due notti fa. Alitalia, sull’orlo dell’amministrazione straordinaria, a tarda ora infatti ha firmato al ministero dello Sviluppo un preaccordo con i sindacati che dovrebbe spianare la strada all’ennesimo salvataggio della compagnia. Non senza un nuovo intervento pubblico sotto forma di garanzia concessa da Invitalia, l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti, come confermato dal ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. Sarebbe questa la conditio sine qua non richiesta dalle banche azioniste Intesa Sanpaolo e Unicredit per partecipare alla necessaria ricapitalizzazione da circa 2 miliardi insieme all’emiratina Etihad che ha il 49%. Ma prima di sciogliere le riserve occorre attendere il via libera dei lavoratori, che la settimana prossima si esprimeranno sull’intesa notturna attraverso un referendum.

La nuova soluzione – Nel frattempo, però, la società continua a perdere 2 milioni di euro al giorno. “Con un no al referendum gli investitori non investirebbero e si andrebbe in amministrazione controllata”, ha ricordato Calenda venerdì mattina, ribadendo che “è un’evidenza” il fatto che la strategia dell’azienda in passato è stata “sbagliata”. Se l’accordo sarà approvato, condizione per le banche di mettere le risorse, “lo Stato italiano attraverso Invitalia potrà dare una garanzia se le cose dovessero andare male nel 2018”, ha aggiunto poi il ministro. L’intervento del gruppo pubblico, del valore di 200 milioni, dovrebbe essere inserito nella manovrina correttiva, il cui testo è ancora in fase di preparazione nonostante il consiglio dei ministri l’abbia in teoria varata martedì scorso. Resta da vedere se l’operazione passerà il vaglio Ue, perché potrebbe essere considerata un aiuto di Stato. Il verbale di confronto, firmato nella tarda notte di giovedì, prevede una serie di misure tra cui la riduzione degli esuberi tra il personale di terra a tempo indeterminato da 1.338 a 980 e la riduzione del taglio degli stipendi del personale navigante dal 30 all’8%. Si evidenzia poi la necessità di accelerare la crescita dei ricavi, in particolare inserendo nuovi aerei per il lungo raggio.

Le reazioni – A parlare, tra i sindacalisti, il segretario della Cisl, Anna Maria Furlan, secondo cui “un altro aspetto importante è che non parliamo più di licenziamenti, parliamo di cassa integrazione, di utilizzo degli ammortizzatori sociali per il personale di terra”. La questione, ovviamente, ha suscitato anche reazioni politiche, di segno opposto. Per Francesco Boccia, “la mediazione trovata stanotte tra governo e parti sociali penso sia un buon compromesso vista la situazione di partenza”, ma “ora è necessario capire la strategia industriale” della compagnia. Daniela Santanché, invece, si scaglia contro la decisione del Governo: “Non è una cosa accettabile – dice – i soldi dello Stato devono essere investiti per il welfare, per la scuola, per i servizi non per garantire un atterraggio morbido, è il caso di dirlo, alle banche”.

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di Gaetano Pedullà

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