Asili nido, il Pnrr arranca: tra ritardi, fondi europei non spesi e servizi pubblici a rischio

Il Pnrr sugli asili nido arranca. E rischia di consegnare un rendiconto formale all'Ue e un sistema incompleto all'Italia

Asili nido, il Pnrr arranca: tra ritardi, fondi europei non spesi e servizi pubblici a rischio

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, sul capitolo asili nido e servizi per l’infanzia, procede a passo fermo. I numeri ufficiali raccontano una traiettoria che si allontana dagli obiettivi dichiarati. A pochi mesi dalla scadenza del giugno 2026, la Missione 4 del Pnrr mostra un accumulo di ritardi che trasforma l’investimento bandiera sul welfare educativo in una sequenza di fondi non spesi, cantieri incompiuti e strutture a rischio inutilizzo.

Il ridimensionamento è già avvenuto sulla carta. L’obiettivo iniziale di oltre 260 mila nuovi posti tra asili nido e scuole dell’infanzia è stato ridotto a circa 150 mila con la rimodulazione concordata a Bruxelles nel dicembre 2023. Anche le risorse sono scese, da 4,6 a poco più di 3,2 miliardi di euro. La revisione è stata motivata con l’aumento dei costi e le difficoltà nelle gare, ma il risultato misurabile è un piano meno ambizioso e comunque in affanno.

Cantieri lenti e risorse bloccate

Lo stato di avanzamento finanziario conferma la criticità. A fine 2024 risultava spesa poco più di un quarto delle risorse disponibili; le rilevazioni successive indicano che la percentuale resta lontana dalla soglia necessaria per rispettare il cronoprogramma europeo. I cantieri aperti sono numerosi, ma solo una quota minima delle opere risulta completata e collaudata. Oltre il 60 per cento dei progetti accumula ritardi sulla fine lavori e una parte deve ancora avviare i cantieri, quando il conto alla rovescia verso il 2026 è già iniziato.

Il rallentamento è sistemico. L’aumento dei prezzi delle materie prime ha reso insufficienti i quadri economici originari, costringendo i comuni a rivedere progetti e a cercare risorse integrative. A questo si aggiunge una capacità amministrativa ridotta: gli enti locali, soprattutto i più piccoli, si trovano a gestire una mole di investimenti straordinaria con organici tecnici depotenziati da anni. Il risultato è una catena di proroghe, rinvii e riallocazioni che congela la spesa e comprime i tempi effettivi di realizzazione.

Il rischio delle “scatole vuote”

Il nodo centrale, segnalato con insistenza dalla Cgil, va oltre la costruzione degli edifici. Il Pnrr finanzia i muri, non la gestione. La spesa corrente per personale, utenze e funzionamento resta a carico dei bilanci comunali, già compressi dai vincoli di finanza pubblica. È qui che prende forma il rischio delle “scatole vuote”: strutture nuove che, anche se consegnate in tempo, potrebbero restare chiuse per mancanza di educatori e risorse stabili.

Le difficoltà emergono con maggiore forza nei territori che avrebbero più bisogno dell’intervento. Nel Mezzogiorno, dove la copertura dei nidi resta ben al di sotto degli standard europei, i pagamenti Pnrr procedono più lentamente. Sicilia, Calabria e Campania registrano livelli di spesa inferiori alla media, mentre solo poche regioni del Nord superano la metà delle risorse utilizzate. La dimensione dei comuni pesa: quelli più piccoli faticano a partecipare ai bandi e a sostenere iter amministrativi complessi, con un effetto selettivo che penalizza le aree più fragili.

Ed è qui che si inserisce il tema della gestione esternalizzata. L’impossibilità di assumere personale pubblico spinge molti enti locali verso concessioni e affidamenti a soggetti privati o del terzo settore. Il rischio segnalato dal sindacato riguarda la precarizzazione del lavoro educativo e l’aumento delle rette per le famiglie, con una progressiva riduzione del carattere universale del servizio. Una traiettoria che, letta insieme ai tagli agli obiettivi e ai ritardi strutturali, restituisce l’immagine di un Pnrr che arretra proprio mentre proclama la centralità della natalità e dell’occupazione femminile.

I dati parlano chiaro. L’investimento nasceva per colmare divari storici e sostenere i diritti educativi fin dai primi anni di vita. Oggi, a ridosso della scadenza europea, il rischio concreto è quello di consegnare all’Europa un rendiconto formale e al Paese un sistema incompleto, dove le risorse straordinarie hanno costruito contenitori fragili. La distanza tra annunci e attuazione si misura in percentuali di spesa e cantieri in ritardo, ma si traduce soprattutto in servizi pubblici sacrificati lungo il percorso.