Assalto alla Stabilità. Per tenere buono solo Alfano servono 600 milioni. E molti di più per Bersani e la minoranza dem

di Stefano Iannaccone
Politica

Servono almeno 600 milioni di euro per tenere a freno Angelino Alfano e il suo gruppo Area popolare. Gli alleati chiedono quei soldi per gli sgravi e misure di agevolazione alle piccole e medie imprese. Nel conto della Legge di stabilità, dunque, Matteo Renzi deve inserire anche le proposte sul fisco preparate dai centristi, capitanati dal ministro dell’Interno. Il numero uno del Viminale ha messo sul tavolo delle  misure da inserire nella prossima manovra, con una particolare attenzione al tessuto imprenditoriale. Altrimenti nella maggioranza ci sarà alta tensione.

AVANTI COMPAGNI
Ma non ci sono solo gli alfaniani a battere i pugni sul tavolo. Anche la minoranza del Partito democratico è pronta allo scontro. E chiederà misure ad hoc. Proprio per questo motivo l’8 ottobre a Roma è stata organizzata una manifestazione: si punta a mettere in agenda i temi più cari ai “compagni”. All’evento parteciperanno alcuni economisti di area progressista. Tra i temi caldi ci sono i soldi per i pensionati e per il rinnovo dei contratti agli statali. La sinistra di Pier Luigi Bersani e Roberto Speranza ha già la sponda dei sindacati: il Governo non può cavarsela con un contentino. Il capitolo Mezzogiorno è un altro cavallo di battaglia degli uomini più vicini all’ex segretario. La trattativa sarà tutta concentrara sulle cifre da stanziare.

I TRE PILASTRI DI ALFANO
“Noi non facciamo ricatti”, ha puntualizzato Alfano in merito alle richieste di Area popolare. “Ma constato che esiste una serie positiva per l’approvazione delle nostre proposte. Penso all’abolizione dell’articolo 18, alla detassazione per i nuovi assunti, all’introduzione dell’ecobonus per favorire le ristrutturazioni e allo sconto Irap sul costo del lavoro. Queste quattro norme sono state scritte con una mano destra, perché con una sinistra radicale al Governo non sarebbero state possibile”. Da questo presupposto il ministro dell’Interno ha un approccio ottimista: “Contiamo di poter arrivare al via libera anche del pacchetto che abbiamo pensato per le imprese”. Ma in cosa consiste l’iniziativa politica? I pilastri sono tre: deducibilità alle imprese dei compensi spettanti a imprenditori e soci (che determineranno l’imponibile Irpef); pagamento delle imposte con criteri di cassa e non di competenza (per esempio pagare l’Iva quando si incassano i soldi e non a prescindere); e innalzamento della soglia del regime dei minimi. Un tris di interventi che, secondo i calcoli del viceministro dell’Economia Luigi Casero, costa non più di 600 milioni di euro. E poi bisognerà soddisfare gli appetiti di altri alleati presenti nella maggioranza. La deputata di Scelta civica, Adriana Galgano, ha per esempio annunciato una “battaglia campale che riguarda i tempi di risposta delle amministrazioni alle richieste di aziende e cittadini”. E non va dimenticata l’ombra di Verdini: nella prossima Legge di Stabilità dovrà testare la riconoscenza del presidente del Consiglio, visto che Denis si spenderà in campagna elettorale per il sì al referendum sulle riforme.