L’asse con i Cinque Stelle manda in tilt il Pd. Mezzo Nazareno in rivolta: no all’intergruppo. Zingaretti prova a resistere: “Serve un’alleanza vincente”

NICOLA ZINGARETTI
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Decidere di appoggiare il Governo Draghi, governando insieme a Lega e Forza Italia, ha rappresentato subito un rischio per la già difficile alleanza giallorossa alternativa alle destre. E i primi segnali forti di cedimento stanno spuntando con la mossa compiuta per provare a stringere quel patto, l’intergruppo tra M5S, Pd e Leu. I dem sono in subbuglio. L’iniziativa, lanciata dal capogruppo dem Andrea Marcucci per fare blocco comune “sulle grandi sfide del Paese”, ha trovato subito contrarie Base riformista e la corrente dei Giovani turchi.

“Non si può fare un Intergruppo tra Pd, M5s e Leu. è come fare un accordo tra Dracula e l’Avis. Come si può svendere la propria identità per abbracciare chi ci ha offeso per anni definendoci il partito di Bibbiano?”, ha sostenuto tra gli altri ieri il dem Stefano Pedica. “#Sinistra si liberi da ossessione per i 5S, vada avanti per strada autonoma”, ha twittato il senatore Francesco Verducci.

Il segretario Nicola Zingaretti, la cui leadership sembra sempre più in bilico, ha cercato di arginare l’ondata di dissenso. “Io ho una sola linea: un Pd forte e un’alleanza vincente”, ha detto. Ma in molti non sembrano appunto disposti a seguirlo e le destre già gongolano, trovandosi all’improvviso di nuovo al Governo e con un’alleanza che potrebbe contrastarle che inizia a sfilacciarsi.

In bilico finisce così anche il ruolo dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, indicato come federatore di un gruppo (leggi l’articolo) che potrebbe sparire ancor prima del suo arrivo come uomo forte di un’alleanza giallorossa.