Assegno unico per i figli: da luglio 250 euro al mese per ogni figlio. Ma più di un milione di famiglie riceverà di meno

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L’assegno unico per i figli varrà 250 euro al mese per ogni figlio e arriverà a partire da luglio 2021. Martedì la legge scritta dal governo Conte sarà approvata. Ma, spiega oggi Repubblica, una prima simulazione, considerati i soldi a disposizione pari a 20 miliardi, abbassa l’asticella a 161 euro. E dimostra come 1,35 milioni di famiglie di lavoratori dipendenti ci rimetterebbero in media
381 euro all’anno rispetto a oggi. Per arrivare ai 250 euro quindi servono risorse aggiuntive oppure restringere la platea.

Assegno unico per i figli: da luglio 250 euro al mese per ogni figlio

Il ddl 1892 approvato lo scorso luglio all’unanimità dalla Camera e atteso al voto del Senato istituisce l’assegno unico per i figli dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni. Senza limiti di età per i disabili. La legge delega definisce la cornice normativa. Poi sarà il governo, entro 12 mesi, ad emanare i decreti legislativi. La legge di bilancio 2021 ha stanziato 3 miliardi. L’erogazione deve partire dal primo luglio e la data è stata confermata anche dal premier Draghi. La riforma definisce questi criteri:

  • spetta ai genitori italiani o stranieri con residenza di almeno due anni per ogni figlio minore, under 21 o disabile a prescindere dalla professione o lo stato civile;
  • quanto spetta dipende dal reddito Isee, ma i requisiti non sono ancora stati fissati. Alcune simulazioni parlano di 161 euro;
  • ci guadagnano lavoratori autonomi e incapienti, cioè lavoratori con reddito sotto gli 8 mila euro, che ad oggi non ricevono gli assegni famigliari;
  • ci perdono alcune famiglie – 1,3 milioni secondo uno studio – il cui reddito deriva da lavoro dipendente: avrebbero 381 euro all’anno meno di oggi

A disposizione ci sono 20 miliardi: 14 miliardi dal riordino delle agevolazioni esistenti e 6 miliardi di nuove risorse. Ma scompaiono il bonus bebè e il bonus mamma. Cancellate anche le detrazioni per figli a carico, gli assegni famigliari, l’assegno dal terzo figlio in poi, il fondo di sostegno alla natalità. In tutto l’assegno unico assorbe otto agevolazioni esistenti (detrazioni, assegni famigliari, bonus bebè e bonus mamma).

Ma più di un milione di famiglie riceverà di meno

L’assegno unico è universale perché tra i loro percettori possono esserci lavoratori, disoccupati, pensionati con figlio disabile, titolari di reddito di cittadinanza e di altre misure con maggiorazioni dal terzo figlio minore, per i disabili per le madri under 21. Chi ne beneficia di più? Repubblica scrive oggi che uno studio elaborato da Arel, Fondazione E. Gorrieri e Alleanza per l’infanzia presentato giovedì individua in 7,63 milioni le famiglie coinvolte — il 6% in più degli attuali beneficiari degli aiuti — pari a 28 milioni di persone, quasi la metà della popolazione residente in Italia.

L’80% delle famiglie italiane prenderebbe 161 euro al mese per ogni figlio minore e 97 per ogni figlio under 21. Questo perché 8 famiglie su 10 hanno un’Isee sotto i 30 mila euro. A partire da questa soglia, l’assegno decresce. Fino a un plateau sopra i 52 mila euro di Isee: 67 euro al mese per i minori, 40 per gli under 21. Il massimo è 200 euro solo con le maggiorazioni. Il minimo è 100 euro. Favoriti autonomi e incapienti, oggi esclusi dagli assegni famigliari. Sfavoriti i lavoratori dipendenti: 1,35 milioni di famiglie perderebbero, come detto, in media 381 euro all’anno. Per tamponare questa disparità occorrono 800 milioni in più all’anno, calcola lo studio. Ma la clausola di salvaguardia — nessuno deve rimetterci — presente nel testo originario, poi è stata tolta, dietro richiesta della Ragioneria.

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