Atac torna in pista, grazie alla Raggi. L’Assemblea dei soci approva il bilancio che dimostra la solidità della gestione grillina

Raggi Calabrese mobilità Roma
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Stai a vedere che sulla gestione di Atac, la sindaca Virginia Raggi aveva ragione. Già perché contro tutto e tutti, la prima cittadina di Roma è riuscita nel miracolo di rifondarne la flotta di veicoli della municipalizzata del trasporto capitolino (leggi qui) e di rimetterne a sesto il bilancio proprio quando, secondo molti, l’esistenza stessa dell’azienda era a rischio. Eppure a dar loro torto sono stati i fatti e anche quanto emerso dall’Assemblea dei soci di Atac spa che ha approvato il Bilancio di esercizio, chiuso al 31 dicembre 2020, con un risultato che dimostra la solidità della gestione, limitando le perdite (- 22 milioni di euro), a fronte degli effetti della pandemia per i ricavi da mercato (meno 174 milioni rispetto al 2019).

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I CONTI TORNANO. Il conto economico presenta un Margine operativo lordo (Mol) pari a euro 82.613.479, confermando un andamento positivo della gestione. Nel 2019 il Bilancio aveva registrato un utile di esercizio pari a 17.612.009 euro e nel 2018, per la prima volta, un utile d’esercizio di 839.558 euro. Il Mol, al netto delle partite non ricorrenti, è pari a 86.772 euro, superiore di 3.492 euro rispetto alla proiezione relativa all’anno 2020 del piano concordatario (83.280 euro). Nel 2020 il servizio di trasporto complessivamente erogato ha evidenziato, rispetto all’anno precedente, un incremento del + 0,9% per il servizio di superficie e + 0,3% per quello metro, mentre i ricavi delle vendite e delle prestazioni sono diminuiti dell’11,83% (da 866,6 mln del 2019 a 764,1 mln del 2020). Tale decremento è stato fortemente condizionato dallo stato di emergenza sociale-economica causato dalla diffusione della pandemia da Covid-19 che ha ridotto la domanda di titoli di viaggio del 59,9% rispetto al 2019 (98,3 milioni di titoli venduti) ed è stato alleviato in parte dai contributi statali, che nel 2020 sono stati pari a 65 milioni di euro. La diminuzione dei ricavi delle vendite e delle prestazioni è stata accompagnata da una riduzione dei costi della produzione, che al netto dell’accantonamento di circa 10 milioni riconducibili al rinnovo del contratto nazionale di categoria, è stata pari a circa il 7% rispetto al bilancio 2019 (oltre 57 milioni).

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