Atene e Lisbona ripartono

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di Giovanna Tomaselli

Toccato il fondo si può solo salire. Ma in Grecia e Portogallo sta accadendo qualcosa di più: siamo alla resurrezione economica. Incredibile a solo quattro anni dalla richiesta di aiuti, quando l’Europa intera sembrava poter venire giù e l’Euro insieme ad essa. Eppure Atene e Lisbona sono uscite dal tunnel. Non è stato gratis. E non è stato facile. Ma a vedere gli ultimi dati la Grecia ha raggiunto un avanzo primario nel 2013 pari a 1,5 miliardi di euro. Il Portogallo invece ha collocato titoli decennali per 750 milioni con tassi di interesse al 3,575%: la prima emissione a lungo termine regolare, senza un sindacato di banche, dal piano di salvataggio finanziario nel 2011.

L’annuncio
Ad annunciare il cambio di passo di Atene è stato ieri il vice ministro delle Finanze, Christos Staikouras. E la Commissione europea ha poi confermato l’informazione parlando di un avanzo primario dello 0,8% del Pil. Per riuscirci la popolazione greca ha fatto e continua a fare sacrifici enormi. Tanto che la situazione sociale resta tesissima, con i principali indicatori (dal crollo dei consumi al tasso di disoccupazione) ancora fuori controllo. L’attesa è che adesso l’Europa faccia la sua parte. I creditori internazionali di Atene, rappresentati dalla Troika (Ue, Bce e Fmi), avevano affermato che un avanzo primario avrebbe dato al Paese il diritto di procedere a un ulteriore sollievo del peso del debito. E in tal senso è in corso una discussione che dovrebbe concludersi nella seconda metà del 2014. L’attesa è che l’Eurozona possa abbassare i tassi di interesse che la Grecia paga sui prestiti ricevuti o che ad Atene possa essere concesso più tempo per onorare gli impegni con i creditori. In Portogallo, invece, non è solo il collocamento dei titoli decennali per 750 milioni a creare ottimismo, ma anche la forte domanda degli investitori (per 2,6 miliardi) e tassi ai minimi da otto anni. Un test cruciale nei mercati in vista della conclusione, il 17 maggio, del piano di salvataggio negoziato tre anni con l’Unione europea e il Fondo monetario internazionale.

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