Atene verso il default. Qui parte la fine dell’Ue. Tsipras esclude l’ipotesi Grexit. Ma senza un’intesa sul debito entro il 18 giugno salta tutto

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Questa Europa è fritta. Perduta. Finita. Se non è stata capace di salvare dal fallimento la Grecia – uno dei più piccoli tra i suoi Paesi – che credibilità potrà avere semmai un giorno dovessero entrare in crisi gli Stati membri più grandi? Nessuna, è chiaro, e dunque se muore Atene inizieranno a morire con lei tutti i Filistei, che in chiave odierna si chiamano Merkel (la cancelliera) e Schauble (il ministro del rigore), Juncker (il presidente della Commissione) e Hollande (il premier francese che conta solo quando c’è da bloccare un pugno di poveri immigrati a Ventimiglia) e compagnia di burocrati cantando.

VESSAZIONI
La Grecia ridotta all’osso da cinque anni di rigore imposto dall’Europa, derubata con il solito trucchetto dello spread (per cui più interessi paghi più sale il debito), costretta a politiche recessive che era logico avrebbero solo fatto peggiorare la situazione, alla fine non ce la fa più ad accettare le imposizioni dei creditori. Che in estrema sintesi sono un nuovo aumento dell’Iva, più tasse e altri tagli alle pensioni. Di qui il no e il fallimento dei negoziati prima ancora che del Paese, che tra pochi giorni dovrebbe pagare una rata da 1,6 miliardi che non ha. I mercati, che fino a qualche settimana fa sembravano certi di un salvataggio in extremis, adesso non sono più così sicuri. E anche ieri le Borse sono andate giù a rotta di collo. Il tempo stringe e se salta Atene gli effetti sull’Europa e sull’euro sono imprevedibili. In pochi sono pronti a scommettere che la Banca centrale saprà resistere a una possibile ondata speculativa. Un’onda perfetta che Draghi ha finora affrontato con perizia ma che in caso di default nessuno ha mai visto quanto diventerà insidiosa. Come se ne esce allora? O i Paesi europei si mettono tutti d’accordo e ristrutturano il debito di Atene – cosa buona e giusta, con l’aspetto positivo di iniziare a ragionare anche per il debito stratosferico di tutti gli altri, Italia compresa – oppure la Grecia fallirà. Perchè è chiaro che la richiesta di nuove misure d’austerity troppo restrittive non passeranno mai. Il premier Alexis Tsipras è stato eletto per questo. Dovesse cedere, lo farebbero a pezzi i suoi stessi elettori. E comunque tra qualche mese saremmo di nuovo nella stessa situazione, col debito pubblico insostenibile.

ANCORA MINACCE
Di tutto questo non imporsta nulla ai sacerdoti del rigore, economisti che sapranno far benissimo di conto ma non conoscono la storia e la lezione che ci viene dall’Europa distrutta dall’ultima guerra mondiale, quando la ripresa potè contare anche sull’abbattimento dell’immenso debito di Germania e Francia attraverso processi inflazionistici. ieri così uno dei falchi più duri, il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, è tornato a minacciare. “Il tempo sta finendo e stanno aumentando le probabilità che non si raggiunga un accordo”, ha detto giusto così perchè si sappia per quale soluzione stia tifando. E dire che quando nacque l’Europa unita lo scopo era di far scattare meccanismi di protezione reciproca e solidarietà. L’abbiamo visto con gli immigrati quanto sono solidali i partner. Così non resta che aspettare e sognare. Come fa il braccio destro di Tsipras, Yanis Varoufakis, secondo cui la Grexit è “esclusa”. Sogni d’oro!