Valter Lavitola deve restare in carcere. Il Tribunale del Riesame di Roma ieri ha infatti respinto l’istanza dei legali dell’ex editore de L’Avanti!, reo confesso per l’attentato dinamitardo del 16 ottobre 2025 sotto casa di Sigfrido Ranucci.
Bocciata su tutta la linea la memoria di 72 pagine presentata dagli avvocati Arturo e Sergio Cola: niente spostamento a Napoli dell’inchiesta, niente scarcerazione, e soprattutto niente caduta dell’aggravante mafiosa, che i difensori avevano provato a smontare sostenendo l’assenza di qualsiasi volontà di Lavitola di evocare la forza intimidatrice di un’organizzazione criminale.
Per il Riesame l’impianto accusatorio regge integralmente, così come regge per gli altri quattro indagati, Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Marika De Filippis e Saverio Mutone, ritenuti concorrenti a vario titolo nella preparazione ed esecuzione dell’azione.
“Rispettiamo la decisione ma non ne condividiamo le conclusioni”, ha fatto sapere l’avvocato Cola, annunciando ricorso in Cassazione “per saltum”, cioè scavalcando l’appello, contro l’ordinanza del gip che aveva già respinto la richiesta di perdita di efficacia della custodia cautelare.
Ranucci potrebbe essere risentito a fine mese
Mentre i legali preparano le carte per Piazza Cavour, al terzo piano di Piazzale Clodio il lavoro del pm Edoardo De Santis non si ferma. Il magistrato, assediato ogni giorno da uno stuolo di cronisti, tiene la linea del riserbo assoluto: dalla procura guidata da Francesco Lo Voi non trapela nulla oltre lo stretto necessario. Quel poco che si sa è che entro fine mese Ranucci sarà sentito per la terza volta come persona informata sui fatti, mentre resta per ora esclusa l’audizione di Natalia Potenza, l’ex compagna di Lavitola che tramite il quotidiano Libero aveva fatto trapelare la sua disponibilità a parlare con i pm.
Il punto vero, quello su cui gli inquirenti stanno lavorando in queste ore, riguarda i telefoni. L’analisi dei device sequestrati a Lavitola avrebbe fatto emergere quelli che vengono definiti “salti temporali” nelle comunicazioni tra il faccendiere e Ranucci, sia prima sia dopo l’esplosione davanti alla villetta di Campo Ascolano. Cancellazioni, in sostanza. Chat sparite in corrispondenza di fasi cruciali della vicenda, che ora il Nucleo Investigativo dei carabinieri di Roma e Frascati dovrà provare a ricostruire.
Non è l’unico fronte aperto sui dispositivi. I periti nominati dalla procura avrebbero quasi concluso la consulenza tecnica sui telefoni e sui pc sequestrati a Lavitola e agli altri quattro indagati: il materiale salvato sugli smartphone è definito “molto copioso”, in particolare su uno dei cellulari dell’ex editore.
Inquirenti al lavoro sulle chat Lavitola-Tavares
Parallelamente è in corso un tentativo più delicato, quello di recuperare le conversazioni tra Lavitola e Gomes Clesio Tavares, oggi irreperibile in Africa, e tra lo stesso Tavares e i quattro esecutori materiali dell’attentato. Un’operazione che dipende dalla disponibilità a collaborare del gestore estero del servizio di messaggistica.
L’unica certezza, in tutti i casi, a un mese esatto dall’arresto di Lavitola è che “l’atto dinamitardo subito da Ranucci ha rappresentato per l’ambizioso progetto perseguito da Lavitola un dato estremamente positivo e favorevole, strumentale a garantirsi un posto di rilievo nel panorama politico italiano”, come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare
Sullo sfondo resta il capitolo “carbon credit“, l’affare avviato da Lavitola sul quale i magistrati stanno svolgendo ulteriori accertamenti. Un pezzo di inchiesta parallela che si intreccia con il movente principale, già scolpito nero su bianco nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Iole Moricca: l’attentato a Ranucci avrebbe rappresentato, per Lavitola, “un dato estremamente positivo e favorevole, strumentale a garantirsi un posto di rilievo nel panorama politico italiano”.