Non è stato un regolamento di conti qualunque e nemmeno un gesto isolato, di quelli che finiscono in una nota a piè di pagina di un quotidiano, ma un attentato in grande stile – ma parzialmente sventato – compiuto ai danni di un alto dirigente dell’esercito russo. A Mosca, quando il sole stava appena sorgendo, qualcuno ha premuto il grilletto diverse volte contro Vladimir Alekseyev, uno dei vertici dell’intelligence militare del Cremlino, causando un forte shock in Russia. Spari secchi, a cui ha fatto seguito la precipitosa fuga con il killer che è riuscito a far perdere le proprie tracce.
Un caso spinoso che ha già dato il via a un’indagine ufficiale, con la conseguente caccia all’uomo. Il problema, almeno stando a quanto trapela oltre la cortina di ferro, è che nessuno avrebbe visto in volto il killer e quindi, per il momento, gli investigatori di Mosca brancolerebbero nel buio.
L’attentato (parzialmente) sventato
Quel che è certo è che per il Comitato Investigativo russo, un uomo non identificato ha esploso numerosi colpi all’interno di un condominio sul viale Volokolamskoe, grande arteria nel nord-ovest della capitale, colpendo più volte Alekseyev che è stato trasportato d’urgenza in ospedale, a quanto si apprende in codice rosso.
Davanti a un caso tanto eclatante che riaccende i dubbi sull’efficacia dei servizi di intelligence russi, le autorità di Mosca non si nascondono e parlano apertamente di tentato omicidio. Ma quali sono le condizioni di Alekseyev? Ufficialmente vengono tenute top secret, con il Cremlino che per il momento non commenta l’accaduto, ma sui canali Telegram russi tanti affermano che il militare verserebbe in “condizioni gravissime”.
Ecco chi è il generale Vladimir Alekseyev
Ma chi è Alekseyev? Di sicuro non è un generale qualunque, anzi è sicuramente una persona che, a vario titolo, fa parte dell’inner circle dello zar Vladimir Putin. Che le cose stiano così lo dicono i fatti. Dal 2011, infatti, è primo vicecapo della Direzione principale dello Stato maggiore, l’ex GRU. In pratica, uno dei nodi centrali della rete di sicurezza russa, alle dirette dipendenze di Igor Kostjukov, lo stesso che pochi giorni fa guidava la delegazione russa ai colloqui con Stati Uniti e Ucraina ad Abu Dhabi.
Nato nella regione ucraina di Vinnycja, Alekseyev è considerato – da fonti mediatiche e dall’intelligence di Kiev – un coordinatore chiave delle formazioni “volontarie” impiegate nel conflitto. Non solo. Al vicecapo degli 007 di Mosca viene attribuito anche un ruolo nella preparazione dei dati operativi per scatenare gli attacchi missilistici e aerei sull’Ucraina, e nell’organizzazione dei referendum farsa nelle aree occupate. Insomma, un uomo chiave nel sistema di potere dello zar.
Un nome chiave per il sistema di potere di Putin
C’è un dettaglio che pesa come un macigno. Nel giugno 2023, durante l’ammutinamento di Wagner, Alekseyev partecipò ai negoziati con Evgeny Prigozhin per fermare la marcia su Mosca. Una crisi senza precedenti per la leadership militare russa per la quale gli analisti geopolitici già parlavano di possibile “colpo al cuore” nel sistema di potere di Putin. Prigozhin, due mesi dopo, morirà in un misterioso incidente aereo. Coincidenze? Forse. Ma in Russia le coincidenze raramente restano tali.
Una scia di attentati, veri o presunti, che si allunga di giorno in giorno
L’attacco ad Alekseyev non arriva dal nulla. Da mesi, con la guerra in Ucraina sullo sfondo, si moltiplicano episodi contro figure legate alle strutture di sicurezza russe. Alcuni falliscono, altri no. Questo, tecnicamente, è stato sventato anche se le ripercussioni politiche, con annesso timore dei civili russi, rischiano di essere pesanti.
E mentre gli investigatori setacciano Mosca alla ricerca del responsabile, una domanda resta sospesa nell’aria gelida della capitale: chi ha deciso che era arrivato il momento di colpire così in alto? Una domanda a cui cercherà di rispondere l’indagine già avviata e che guarda, oltre a possibili responsabilità da parte degli 007 ucraini, al fronte interno e in particolare alle formazioni russe che, in opposizione alle scelte di Vladimir Putin, sostengono la resistenza ucraina.