L’Aula del Senato salva Giovanardi dal processo. Riconosciuta l’insindacabilità sul caso Aemilia. Contrari solo Pd, LeU e M5S. Stessa sorte anche per Candiani e Giarrusso

Giovanardi
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L’Aula del Senato ha riconosciuto l’insindacabilità all’ex senato Carlo Giovanardi per il procedimento “Aemilia” aperto dal Tribunale di Modena nel 2020 sul cosiddetto caso White List (leggi l’articolo) con 113 voti favorevoli (Forza Italia e Italia viva), 90 contrari (Pd, LeU e M5S) e 8 astenuti. L’assemblea ha dunque accolto la proposta della Giunta per le immunità parlamentari, che chiedeva di considerare le dichiarazioni del senatore opinioni espresse nell’esercizio della funzione parlamentare, che ricadono nell’ipotesi dell’articolo 68 primo comma della Costituzione.

Riconosciuta l’insindacabilità per Giovanardi, Candiani e Giarrusso

“Sono personalmente soddisfatto del voto di oggi, ma è un voto importante per la democrazia perché riguarda la libertà del Parlamento in un sistema democratico” ha commentato all’Adnkronos l’ex senatore Giovanardi. “Sono stato vice presidente della Camera, ministro, presidente della Giunta delle autorizzazioni – ha aggiunto -, credo di avere una certa esperienza e questa era la prima volta in cui dei magistrati volevano mettere sotto processo un parlamentare per le opinioni espresse in aula, in commissione antimafia e ripetute in conferenza stampa e incontri pubblici”.

“Tra l’altro avevo anche ragione nel merito – sottolinea Giovanardi – adesso per legge, prima di aprire le procedure di fallimento per un’impresa, si deve aprire un contraddittorio e verificare il sospetto di infiltrazione mafiosa: se il parlamentare va sotto processo per aver espresso critiche alla prefettura, attraverso interventi in aula allora significherebbe ‘chiudere’ il Parlamento”.

L’Assemblea di palazzo Madama, oltre al caso Giovanardi, ha votato parere favorevole all’insindacabilità anche per il senatore del Misto, Mario Michele Giarrusso, rispetto a due procedimenti penali che erano stati aperti nei suoi confronti in seguito a un’intervista rilasciata nel 2020 a “La Verità” e a una querela di un cittadino in riferimento alle dichiarazioni pubblicate lo stesso sulla pagina Facebook del senatore. Stessa sorte anche per il senatore della Lega, Stefano Candiani, querelato nel 2018 dell’Associazione Antimafia Rita Atria e successivamente indagato per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa (leggi l’articolo).