Aumento dell’Iva, all’Italia costerebbe 11,5 miliardi. Rete Imprese Italia: se non si eviterà il salasso scordiamoci la crescita

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Se non si provvede a sterilizzare l’aumento dell’Iva dal primo gennaio del 2019, l’Italia rischia di pagare un conto molto salato in termini di minor crescita: 11,5 miliardi di euro. Il calcolo è stato messo ieri nero su bianco da Rete Imprese Italia, l’alleanza delle maggiori confederazioni dell’artigianato e della piccola impresa, riunita per la sua assemblea annuale. I dati, in particolare, sono stati elaborati dal Cer Ricerche, il centro studi dell’organizzazione.

Le stime prendono le distanze da quelle, più ottimistiche, appena inserite dal Governo uscente nel Def, il Documento di economia e finanza. Secondo queste nuove proiezioni nei prossimi tre anni, tra 2018 e 2020, la crescita cumulata del Pil italiano sarebbe del 3,5% e non del 4,2% atteso. Se così fosse, il Paese potrebbe contare su 11 miliardi e mezzo in meno di crescita. Come si spiega questa difformità di calcolo? Il nodo è nelle clausole di salvaguardia Iva messe dagli ultimi esecutivi a garanzia delle manovre economiche. Se nessun Governo riuscisse a disattivare quella prevista per il 2019, e lo stallo politico attuale non fa ben sperare, da gennaio l’imposta sul valore aggiunto salirebbe. E si abbatterebbe come un uragano sui consumi, deprimendoli. Trascinando giù anche il Pil. “Il Documento di economia e finanza è apparentemente connotato da elementi di prudenza, ma potrebbe nei fatti rivelarsi viziato da eccesso di ottimismo”, ha concluso Rete Imprese Italia, che rappresenta Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti.

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di Gaetano Pedullà

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