Doppia morale con figuraccia. Autogol di Gualtieri su Casapound. Accusa la Raggi di non aver sgombrato lo stabile. Ma il giorno prima era al dibattito nel palazzo occupato

Casapound Gualtieri
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Predica bene e razzola male, il candidato (scontate) alle primarie delle centrosinistra Roberto Gualtieri: da una parte partecipa ad un confronto con gli altri aspiranti sindaci della Capitale nello scantinato di un palazzo occupato e dall’altra accusa in una trasmissione la sindaca Virginia Raggi del mancato sgombero dell’immobile occupato da CasaPound nel quartiere Esquilino.

“Ho firmato per lo sgombero di CasaPound da ministro dell’Economia, ma Raggi non ha ancora agito”, la sua accusa, a cui prontamente ha peraltro risposto la diretta interessata: “Gualtieri è molto confuso e dice cose a vanvera. Gli ricordo che, dopo anni di immobilismo, sono stata l’unica ad opporsi concretamente all’occupazione del palazzo di via Napoleone III, in pieno centro a Roma, da parte di CasaPound”. Sono stata io a scrivergli chiedendo di sgomberare l’edificio che era nella disponibilità del ministero che lui stesso guidava. Prima di me, nessuno neanche parlava dello sgombero di CasaPound. Ricordo, invece, che quando sono andata con gli uomini di polizia capitolina e Questura per poter almeno rimuovere la scritta ‘CasaPound’ sulla facciata del palazzo, unica attività che la legge consente al sindaco, Gualtieri era assente”, ha dichiarato la sindaca pentastellata.

Che ha pure ‘zittito’ l’esponente dem sulle competenze: “Gualtieri dimostra di non avere alcuna competenza per guidare Roma: non ha idea di come si governi un Comune. Imputa al sindaco le responsabilità del piano sgomberi: dovrebbe sapere, ma evidentemente non lo sa, che il piano non viene realizzato dal sindaco ma concordato all’interno di una cabina di regia con Prefettura, Forze dell’ordine, Enti locali e Ministeri. Quelle riunioni alle quali non ha mai partecipato, altrimenti avrebbe evitato di fare una gaffe su CasaPound”.

Leggi anche: Gualtieri assente sulla legalità. L’editoriale del direttore Gaetano Pedullà.

Colpito e affondato. Peraltro, come premesso, l’ex ministro non ha avuto nessuna difficoltà o imbarazzo a confrontarsi con gli altri candidati alle primarie – che per inciso si preannunciano un flop come già avvenuto per le consultazioni ai gazebo la scorsa settimana a Torino, a cui hanno partecipato solo 11mila elettori – nello scantinato dello Spin Time, non lontano dalla stazione Termini, in mano agli antagonisti dalla fine del 2012. Un vero e proprio fortino di illegalità: oltre 16mila metri quadri, per due terzi condominio illegale e per il resto discoteca abusiva. Un business da oltre 250mila euro l’ anno – calcoli pre-Covid – tra pigioni imposte sotto banco agli occupanti, ristorante senza permessi, e feste illegali tutto rigorosamente al nero.

Un “modello” a sentire alcuni candidati, e nel dibattito partecipano pure i leader degli abusivi, fra cui Andrea Alzetta detto ‘Tarzan’, ex consigliere comunale antagonista, promotore di svariate ‘okkupazioni’ tra cui quella dello Spin. Gualtieri arriva persino ad affermare che “C’ è differenza tra un’occupazione che porta un’esperienza sociale e le occupazioni criminali”. Con quest’affermazione ha vinto sicuramente il premio “arrampicata sugli specchi dell’anno” e, con ogni probabilità vincerà anche le primarie di coalizione che si terranno domenica, sulle quali afferma ottimista: “Sarebbe un risultato straordinario se alle primarie superassimo i 43mila votanti del 2016. Invito i romani ad andare a votare e si potrà farlo anche online”.

Dopo il deludente (per usare un eufemismo) afflusso di elettori nel capoluogo piemontese in realtà dal Nazareno non si fanno illusioni e non si azzardano a fare previsioni numeriche a caso. Come nel caso dello sgombero di CasaPound, talvolta sarebbe meglio non lanciarsi in affermazioni azzardate.