Autostrade, da Cdp nessun premio ai Benetton. Definita l’ultima offerta, senza rilanci economici per il concessionario

di Sergio Patti
Economia

Non c’è più trippa per gatti, e questo l’hanno capito pure gli investitori che ieri sono stati molto prudenti sul titolo di Atlantia (-2,36%). La Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) si avvia infatti a confermare l’offerta già fatta per Autostrade per l’Italia (Aspi), condizionata alla due diligence. Non ci sarebbero, in sostanza, rilanci nella proposta presentata la scorsa settimana alla holding controllata dai Benetton per acquisire l’88,06% della concessionaria autostradale che gestisce buona parte della rete in Italia.

Questo per lo meno era l’orientamento che emergeva a tarda sera dal Consiglio di amministrazione della Spa controllata dal Tesoro riunito nel pomeriggio. Secondo quanto riferito da Radiocor, la società presieduta da Giovanni Gorno Tempini avrebbe formulato una proposta che conferma i valori della precedente, indicati da indiscrezioni in un range di 8-9 miliardi. Offerta che diventerà vincolante solo a valle della breve due diligence che durerà dieci settimane. Niente da fare, dunque, anche per la pretesa di avere subito un’offerta vincolante, senza verificare prima i conti e i rischi legati ai risarcimenti dovuti ai familiari delle vittime dei numerosi incidenti su cui pende l’accusa di essere stati provocati da carenze nella manutenzione.

Nell’operazione Aspi, Cassa Depositi e Prestiti è in cordata con i Fondi internazionali Blackstone e Macquaire, secondo un accordo per cui Cdp avrà il 40% e i due partner il 30% ciascuno. L’istituto guidato dall’Ad Fabrizio Palermo (nella foto) determinerà però la governance, designando presidente e capo azienda del concessionario autostradale. E questo anche se dovessero chiedere di entrare nella partita altri eventuali partner istituzionali.

L’ORA DELLA VERITÀ. Per i Benetton questa è dunque l’ora della verità. Dopo aver difeso strenuamente la gallina dalle uova d’oro ottenuta a condizioni fuori mercato dalla politica a cavallo tra Prima e Seconda Repubblica, ora non possono più prendere tempo come fatto dal giorno in cui è crollato il ponte Morandi di Genova, anche con operazioni buone solo a rinviare le decisioni, tipo il fantomatico ingresso nel capitale di Alitalia. A fine settimana ci sarà l’assemblea di Atlantia e li si vedrà se è vera l’intenzione di vendere o se tanto mercanteggiare è stato un gioco, di fronte al quale il Governo potrà revocare la concessione.