Avanza l’offerta di Cdp. Intesa con i Fondi per rilevare le autostrade. Il controllo della società sarà italiano. Dieci settimane per la due diligence

di Sergio Patti
Economia

Nuovo significativo passo avanti verso l’uscita dei Benetton da Autostrade per l’Italia (Aspi). Ieri il Cda fiume della Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), in corso ancora a tarda sera, ha sostanzialmente definito l’offerta preliminare – e dunque non vincolante – che sarà presentata al Cda di Atlantia – la holding controllata da Ponzano Veneto – il prossimo 28 ottobre, e dunque prima dell’Assemblea degli azionisti convocata per il 30 del mese.

Nell’offerta si delinea l’intesa con i fondi Blackstone e Macquarie per procedere nell’operazione con tempi e condizioni certi. Tra questi accordi dovrebbe esserci il peso di Cdp nella prossima governance, con l’indicazione di presidente e amministratore delegato del nuovo concessionario. Punto fermo anche i tempi, che a quanto si è appreso dovrebbero essere di dieci settimane per fare una veloce due diligence e arrivare dunque alla formulazione del prezzo con cui rilevare l’88% di Autostrade in mano alla capogruppo che fa capo ai Benetton.

GLI EQUILIBRI. Sugli altri termini dell’offerta resterebbero valide le indiscrezioni già circolate nei giorni scorsi, secondo cui la proposta a cui la società guidata da Fabrizio Palermo (nella foto) darebbe vita a un veicolo partecipato al 40% da Cdp e per il restante 60% da Blackstone e Macquarie con quote del 30% ciascuno. Non scenderebbe in campo per ora il fondo F2I ma dietro le quinte c’è da segnalare la mossa del fondo Tci, che ha aumentato la sua partecipazione nel capitale della holding, portandola oltre la soglia rilevante del 10%.

Il fondo guidato da Chris Hohn starebbe consolidando la sua posizione per avere maggiore peso proprio nell’assemblea dei soci del 30 ottobre, soprattutto nel caso in cui venga ricevuta un’offerta non soddisfacente da parte di Cdp. Tci, in una serie di dichiarazioni, ha considerato accettabile per Aspi un valore rientrante nella forbice tra 11 e 12 miliardi di euro per il 100% del capitale, specificando che in assenza di un processo competitivo e di un’offerta attrattiva sia preferibile la scissione e quotazione di Aspi in Borsa, operazione oggetto di esame proprio dell’assemblea degli azionisti di Atlantia.

LE POLEMICHE. Sulle ipotesi di assetto futuro di Autostrade vanno avanti intanto accese polemiche politiche. In particolare, le forze di opposizione hanno sollevato perplessità sulla composizione azionaria di Autostrade che con l’ingresso di Blackstone e Macquarie sarebbe di fatto straniera. “Spero davvero che le notizie che abbiamo letto finora sulla trattativa tra Cdp e Aspi vengano smentite”, ha detto il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, ricordando che dentro Aspi ci sono già soci Allianz e il Silk Road Fund, e i fondi Blackstone e Macquarie sono molto aggressivi dal punto di vista della gestione.

Un problema però superato dalla governance che invece resterebbe italiana, con la possibilità così di rispettare finalmente gli interessi degli automobilisti con le tariffe e del Paese con una manutenzione più continua ed efficace di quanto non sia avvenuto negli ultimi decenni. Per Gasparri però questo non basta perché “Non c’è patto di sindacato che tenga”. Preoccupazioni smentite dalla ministra delle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli, secondo cui “a garanzia di tutta l’operazione c’è la Cdp”. Benetton era meglio?