Aveva promosso il referendum, Lacorazza sotto le trivelle di Renzi. E il caso Basilicata esplode nel Pd

Piero Lacorazza, fiero promotore del referendum anti-trivelle, è stato rimosso da presidente del consiglio regionale. I renziani trivellano la minoranza.

Nella migliore delle ipotesi è uno spostamento a centro, nella peggiore una vendetta politica. Che dalla Basilicata si allarga a macchia di (petr)olio fino a Largo del Nazareno, sede del Partito democratico. Piero Lacorazza, fiero promotore del referendum anti-trivelle, è stato rimosso da presidente del consiglio regionale. Al suo posto si è insediato Franco Mollica dell’Udc. Per il Pd la linea ufficiale è quella dell’allargamento della maggioranza ai centristi, che rende più soldi i numeri del presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella. E che il caso sia diventato nazionale è sotto gli occhi di tutti. Uno dei leader della minoranza dem, l’ex capogruppo alla Camera Roberto Speranza, ha commentato: “Apprendo con grande rammarico che il primo atto della moratoria proposta ieri da Renzi è l’epurazione del presidente del consiglio regionale in Basilicata avvenuta per mano del neo renzianissimo presidente Marcello Pittella”. Altro che tregua, quindi, come chiesto nella direzione nazionale.

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Il soccorso a Renzi
Per Renzi e i suoi sostenitori c’è stato il soccorso degli alfaniani. Il senatore del gruppo di Area popolare, Guido Viceconte, ha difeso il cambio della guardia. “L’elezione di Franco Mollica è il frutto del primo organico accordo tra Pd e Area popolare”. Insomma, una poltrona per i centristi in cambio di un ingresso in maggioranza e conseguente epurazione degli oppositori interni. “Sono stato epurato. Non ci sono dubbi. Anche perché non c’è nessun’altra motivazione politica”, ha infatti commentato Lacorazza.

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