La legge elettorale approda nell’Aula della Camera. In molti, almeno nella maggioranza, non se ne sono neanche accorti, con i banchi delle destre quasi deserti. Segno di quanto poco credano alla riforma del voto, su cui peraltro restano le divisioni. A partire da quelle sulle preferenze, vero nodo da sciogliere per la maggioranza. L’unica novità, o almeno una possibile novità, la annuncia il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami. Non da Montecitorio durante la discussione, ma a SkyTg24: il meloniano non esclude un emendamento di tutta la coalizione “per consentire agli italiani di poter indicare le preferenze”.
La legge elettorale approda alla Camera: Aula deserta ma è bagarre
I deputati presenti sono pochi, ma agguerriti. Riccardo Magi, segretario di +Europa, soprattutto: mostra un fac-simile della scheda che gli elettori troveranno ai seggi. E deve precisare che non è un cartello, essendo vietata la loro esposizione in Aula. “Mi è venuto un formato grande”, ironizza mostrando la scritta a caratteri cubitali: “Il tuo voto non conta”. Non bastano i richiami della vicepresidente della Camera, Anna Ascani, perché Magi continua e strappa la maxi-scheda. Prima di rivolgersi alla maggioranza: “State stracciando la Costituzione”. Ma lo scontro non è finito e Magi tira fuori altri cartelli quando viene data la parola alla ministra per le Riforme, Elisabetta Casellati: stavolta viene espulso dall’Aula e la seduta sospesa.
Le ragioni della protesta vengono spiegate da Magi ai giornalisti, sostenendo che la legge elettorale segna “un colpo di Stato, mite e burocratico, ma un colpo di Stato”. Perché, a suo avviso, con questa riforma “si accetta che il Parlamento diventi un organo che viene eletto per trascinamento rispetto al capo”. Inoltre, “l’aggravante è che i partiti che sono nel Parlamento si chiudono dentro e non vogliono che ci siano soggetti più piccoli, minori, scomodi, che possano partecipare alla competizione elettorale”. Magi si riferisce alla norma che non permette di raccogliere le firme per presentare le liste in forma digitale. La maggioranza, comunque, tira dritto.
Anzi, proprio Casellati rivendica – ignorando le critiche di tanti costituzionalisti ed esperti – che il nuovo testo “spinge l’asticella ancora più in alto di quanto richiesto dalla Consulta” con il premio di maggioranza a cui si potrà accedere ottenendo almeno il 42% dei voti. “Con la nuova soglia – spiega la ministra – alla coalizione vincitrice del confronto elettorale sarà matematicamente assicurata una maggioranza in Parlamento”, evitando così “incomprensibili alchimie trasformistiche”. Stesso concetto espresso da Alessandro Urzì, di Fratelli d’Italia, secondo cui questo sistema elettorale eviterebbe “accordi di palazzo da cui escono improbabili presidenti del Consiglio tecnici, espressione delle segreterie di partito e non della libera volontà degli italiani”.
Eppure l’effetto rischia di essere respingente per gli elettori, almeno stando a quanto afferma Federico Fornaro, deputato del Pd: “L’Italia ha bisogno di una legge che rafforzi la rappresentanza e riavvicini l’eletto all’elettore e non di una riforma dettata da convenienze di parte”. Per i 5 Stelle quello sulla legge elettorale è un nuovo colpo di mano che si aggiunge alle “forzature perpetrate dalla maggioranza”, con l’esclusione delle opposizioni sia dall’elaborazione del testo che dalla possibilità di discutere gli emendamenti. Per Filippo Scerra siamo di fronte a una “legge partorita dalla prepotenza della maggioranza”.
Casellati chiude la discussione replicando alle accuse di chi parla di premierato di fatto, anche se la legge elettorale va proprio in questa direzione: la riforma – spiega la ministra – “non tocca i poteri del presidente del Consiglio e non tocca i poteri del capo dello Stato”. Ma porta a compimento il progetto di Giorgia Meloni di arrivare all’elezione diretta del premier. La discussione si chiude e riprenderà la prossima settimana, ripartendo dalla votazione delle quattro questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate dall’opposizione. Per i tempi dell’esame del ddl la decisione verrà presa nella capigruppo fissata per mercoledì.