Farne una banca cooperativa. Solo così si salva Mps. La ricetta dall’economista Sapelli: “Draghi e il Mef possono ancora cambiare modello”

Mps Sapelli
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Per risolvere il rebus del Monte dei Paschi di Siena c’è una sola via: “Mps deve diventare una banca territoriale e, meglio ancora, cooperativa”. A sostenerlo è Giulio Sapelli, professore ordinario di Storia economica all’Università degli Studi di Milano.

Professore si aspettava che tra Mps e Unicredit finisse così?
“Non sono affatto sorpreso. Perché si abbia una soluzione all’altezza dell’importanza bisogna cambiare le regole del gioco. Ovvero cambiare l’allocazione dei diritti di proprietà in Mps. Che deve diventare una banca territoriale, meglio ancora cooperativa. Si deve azzerare la situazione. Bisogna chiamare i cittadini di Siena: se vogliono conservare la loro banca devono trasformarla. Questo significa ridimensionare le loro aspettative: non più una banca internazionale ma territoriale. Ma è l’unico modo per conservare prestigio e nome ed evitare la macelleria sociale”.

Che deve fare allora il governo?
“Al posto di versare altri miliardi per consegnare la banca a un sicuro fallimento bisogna utilizzare i soldi che lo Stato dà come fondo di dotazione per una banca cooperativa. Basta con la storia della banca pubblica che è una cosa ridicola. Facciano una banca cooperativa dimenticando la vergogna che hanno fatto con la riforma Renzi contro le banche popolari e contro le banche di credito cooperativo. Ne facciano una nuova che, con la collaborazione delle forze sociali, avrebbe una grande fortuna”.

Ce la farà il governo?
“La verità è che il governo non ha un’idea. Il ministro dell’Economia, Daniele Franco, fa parte di una schiatta di persone che hanno osteggiato le banche popolari e cooperative e dunque da lui non può che venire una proposta in sintonia con il modello che la banca capitalistica è l’unica banca che può esistere al mondo. Ma le banche capitalistiche a un certo punto falliscono. Quelle cooperative non falliscono se ben gestite. Il Governo deve cambiare impostazione”.

L’Europa però ci sta con il fiato sul collo.
“Anche lì bisogna negoziare. Le uniche banche cooperative di territorio mai toccate sono quelle tedesche mentre l’Europa ha massacrato tutte le altre banche che non hanno assetto di proprietà capitalistico. Dobbiamo invocare parità di condizioni con le banche cooperative tedesche. Si può fare una banca cooperativa senza chiedere soldi all’Europa o ai risparmiatori italiani ma solo ai cittadini di Siena e a quelli che vogliono credere in una nuova avventura cooperativa. Basta con lo stato assistenziale. Draghi e Franco devono cambiare impostazione”.

Ci sono responsabilità della politica?
“Ci sono responsabilità della politica e dell’establishment economico infinite. Abbiamo perso anni di tempo mandando persone incapaci di capire la specificità della banca senese. Bisognava innovare. Bisogna innovare anche i principi di allocazione dei diritti di proprietà per salvarla. Ho fatto il commissario della Fondazione Mps dal 2000 al 2001 e non ho fatto il presidente né della Fondazione né della banca perché pensavo bisognasse cambiare le cose in altro modo. Spero che il ministro Franco capisca che il mondo è pieno di banche non capitalistiche ma cooperative che funzionano benissimo. Ma non sta mica ad ascoltare Sapelli lui. Ha ben altri suggeritori: grandi società di consulenza, come McKinsey. Non cambierà nulla, vedrà. Butteranno altri soldi nella fornace per non cambiare modello”.