Banche Popolari, passa la riforma. Ma solo per le big del settore. Graziati gli istituti di credito cooperativo. Una riforma che si attendeva da venti anni

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Non è una di quelle riforme che colpiscono il grande elettorato. Ma per il mondo bancario l’Investment Compact approvato ieri del Governo è una rivoluzione copernicana. Le cenerentole del nostro sistema, le banche popolari, dovranno aggiornarsi ai tempi e diventare entro 18 mesi società per azioni. La loro caratteristica, legata al cosiddetto voto capitario (ogni azionista un voto in assemblea, indipendententemente dal possesso di una o di un milione di azioni) le aveva salvate dagli appetiti della grande finanza speculativa. Così questi istituti sono rimasti sul territorio, sostenendo non poco la cosiddetta economia reale.

BELLE CENERENTOLE
Il rovescio della medaglia era però il controllo da parte dei sindacati interni e la ovvia diffidenza dei grandi fondi internazionali a investire in banche dove poi avrebbero contato meno del piccolo politico locale. Le popolari sono rimaste perciò piccole rispetto alle dimensioni che avrebbero potuto avere. E ora crescendo potrebbero diventare quei cavalieri bianchi che il sistema attende per mettere in sicurezza, magari, gruppi in forte crisi come il Monte dei Paschi o la Carige. Dieci gli istituti coinvolti nel processo che i mercati aspettavano da tempo. La norma riguerderà infatti solo le banche con attivi sopra gli 8 miliardi, risparmiando dunque le casse locali. Escluse anche le banche di credito cooperativo. II premier ha rivendicato il fatto che l’intervento arriva dopo 20 anni di dibattito, ribadendo che le Bcc sono fuori da questo intervento, così come le popolari più piccole. Ma quali sono gli istituti che dovranno cambiare pelle e adeguarsi al nuovo ordinamento? Si tratta di sette quotate tra cui spiccano Ubi, Banco Popolare, Banca Popolare di Milano e Banca Popolare dell’Emilia Romagna. Quotate anche le valtellinesi Creval e Popolare di Sondrio e Banca Etruria, mentre fuori dal listino restano le due big venete: Popolare di Vicenza e Veneto Banca. La decima Popolare, con attività tangibili per oltre 9 miliardi, è infine la più grande popolare del Mezzogiorno: la Popolare di Bari.

BORSE SU
Il sistema delle popolari conta complessivamente su 70 istituti con 9.248 sportelli e 1,34 milioni di soci. Le banche popolari distribuiscono circa un quarto degli impieghi in Italia e hanno attivi complessivi per 450miliardi. Non sono coinvolte dalla riforma, quindi, una sessantina di banche. Ancora rialzi ieri in Borsa.