Banda ultralarga, sbloccati i primi due miliardi. Palazzo Chigi stacca l’assegno ma il mercato non sa ancora chi e come realizzerà l’infrastruttura

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Chi dovrà realizzare la grande infrastruttura della banda ultralarga in Italia non si sa ancora. In corsa per il jackpot ci sono Enel, Telecom, Metroweb e un pensierino l’hanno fatto pure Terna e Ferrovie. Ma adesso che alla cabina di regia della Cassa Depositi e Prestiti sono arrivati i nuovi manager indicati dal Governo è chiaro che a Palazzo Chigi una decisione l’hanno presa. E in attesa di farla conoscere anche a quelle suppellettili – come sono considerate – del mercato e delle autorità di garanzia ecco che iniziano ad arrivare i soldi.

ARRIVANO I SOLDI
A staccare il primo assegno è stato ieri il Cipe, stanziando 2,2 miliardi per avviare un piano che vale complessivamente 12 miliardi, di cui 5 privati e 7 pubblici. A fare i conti è stato direttamente il premier dopo il Consiglio dei ministri, spiegando che 4,9 miliardi vengono da iniziative del governo e 2,1 dai Fondi strutturali regionali. Senza dubbio un cospicuo intervento economico che secondo Renzi dovrebbe tradursi nei primi interventi già in autunno. L’obiettivo è la copertura totale del Paese, ha detto il premier, consapevole che “oggi siamo l’ultima ruota del carro”. Ma nel giro di un triennio – è la promessa del giorno – saremo leader in Europa.

DIGITAL DIVIDE
“A questo punto per gli operatori di telefonia non c’è da fare altro che mettersi in gioco”, ha detto Renzi sorvolando sull’azione dirigista tentata (e fallita) dalla vecchia gestione della Cassa depositi e Prestiti. Con il piano però si ridurrà il divario digitale del Paese, facendo qualcosa di concreto anche per il Sud.