Bankitalia e Consob nei guai. La vigilanza ha fatto acqua. L’esposto dei consumatori fa finire nel mirino i controlli. I commissariamenti solo quando i buoi erano fuggiti

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Non poteva reggere all’infinito. Il silenzio sulla grande responsabile del crac delle quattro banche popolari era assordante. E così anche per la Banca d’Italia, l’istituto che non c’era quando bisognava vigilare, e se c’era dormiva, arriva la richiesta di assumersi le proprie responsabilità. Se sarà accertato, anche penali.

NUOVO TIPO DI TRUFFA
Quello che si configura, e che i magistrati potrebbero presto contestare sia a Via Nazionale che alla Consob, è il reato di truffa ai danni dei risparmiatori. La situazione delle quattro banche finite nel crac non poteva essere degenerata in pochi mesi. E dunque l’azione dei controllori di sistema è stata quanto meno non all’altezza. Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti avevano infatti accumulato debiti da anni, concedendo crediti non riscuotibili e gestendo evidentemente male i loro patrimoni. Di fronte a tutto questo Bankitalia e Consob erano intervenute, anche con multe salate agli amministratori e infine con il commissariamento, ma arrivando sempre troppo tardi. e comunque quando i buoi erano abbondantemente scappati.

RISCHI SOTTOVALUTATI
Su questo hanno puntato le associazioni Federconsumatori guidata da Rosario Trefiletti e Adusbef di Elio Lannutti, che hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Arezzo guidata da Roberto Rossi. Esposto in cui si mette nel mirino l’omessa vigilanza della Banca d’Italia e “di altri soggetti” – come si legge nelle carte – “che hanno provocato un danno enorme, bruciando il risparmio di migliaia di persone”. E in effetti qui le associazioni del consumatori non sbagliano. Sia l’aumento di capitale da 100 milioni di euro del 2013, sia l’emissione di circa 120 milioni di obbligazioni subordinate, si rivelarono insufficienti e spericolate. Era in quella fase che Palazzo Kock e l’autorità di controllo sui mercati finanziari avrebbero dovuto intervenire, impedendo di piazzare quei titoli dimostratisi poi disastrosi per chi li sottoscrisse. Argomenti sui quali difficilmente i magistrati potranno archiviare chiudendo un occhio. Sembra perciò probabile che da qui possa partire l’apertura di una quarta indagine sul reato di truffa ai danni dei clienti della banca. Indagine che scuoterebbe ancora una volta Bankitalia, nonostante la sordina messa a protezione di un istituto che ha concluso ogni motivo di esistere. Dopo il passaggio dei poteri monetari alla Banca centrale europea, l’istituto di Via Nazionale è ridotto sostanzialemte a un grande centro studi, che costa 1,8 miliardi l’anno e deve vigilare giusto su poche banche minori. Compito che come si vede non ha svolto certo con successo.

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di Gaetano Pedullà

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