Barracuda. Hanno fatto a pezzi il libro di Salvini. Ma chi brucia i libri può bruciare anche gli uomini

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“Là dove si bruciano i libri, si finisce bruciando gli uomini”  scriveva il poeta tedesco Heinrich Heine.

Ho sempre associato questa provocazione alla più dannosa e arretrata censura. Una pratica che la nostra generazione non ha vissuto e patito- fortunatamente. E che dunque qualcuno scimmiotta con un risultato fallimentare. Forse proprio perché non sa cosa significhi vivere subendo una restrizione alla libertà di espressione.

Il nuovo libro di Matteo Salvini, Secondo Matteo è stato strappato. Per qualcuno non doveva essere distribuito, venduto, esposto.

HoboBologna Occupato nella pagina Facebook ha rivendica così “l’operazione svuota librerie”:

“La lunga mattinata di lotta si è conclusa alla Feltrinelli sotto le due Torri: raccogliendo l’invito di Salvini a “svuotare le librerie”, abbiamo ripulito il negozio dal suo libro “Secondo Matteo”, ridotto in brandelli e affidato all’unico luogo che lo può ospitare, cioè la pattumiera della storia.”

Io che li leggo, li scrivo, li regalo, li custodisco con rispetto, ho sempre considerato i libri uno strumento di indipendenza intellettuale, di libertà, di conoscenza.

Dietro un libro c’è sempre un lavoro da onorare. Di chi ha collaborato alla stesura, alla correzione, alla stampa. In questo caso ci sono anche commercianti danneggiati dagli atti vandalici.

Dentro un libro invece, c’è un’idea. Che si può contestare, ignorare.

Così come avviene con i nemici, gli avversari politici.  Si conoscono e si combattono con livelli di umanità superiori. Per vincerla la battaglia.  Bruciare un libro è, invece, solo da vigliacchi. E si perde. Sempre. Questo la storia, per chi la studia, dovrebbe insegnarlo.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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