Basta con gli attestati di stima. Dall’Ue servono fatti concreti. Parla l’eurodeputata del Movimento 5 stelle, Ferrara: “È ancora presto per parlare di vero cambiamento”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

Bene ha fatto il ministro Luigi Di Maio a richiamare l’Europa all’ordine in fatto di redistribuzione dei migranti, ma prima di cantar vittoria bisogna aspettare i fatti. Perché al momento “al di là dei continui attestati di stima e della solidarietà, da Bruxelles poco e nulla di concreto è arrivato per una soluzione strutturale del problema”. L’eurodeputata del Movimento cinque stelle Laura Ferrara conosce come poche il tema e, soprattutto, ha potuto vivere in prima persona la gestione del flusso e degli sbarchi sia con la Commissione presieduta da Jean-Claude Juncker sia con quella attuale di Ursula von der Leyen. “Se c’è stato un cambiamento? – risponde a La Notizia – È ancora troppo presto per dirlo. Certamente abbiamo notato un’apertura e un dialogo maggiore, ma al di là della teoria la pratica è ancora ferma a zero o quasi”.

Nel frattempo ogni estate ci ritroviamo a gestire l’emergenza sbarchi nell’indifferenza di Bruxelles…
Purtroppo sì. L’atteso nuovo pacchetto sul diritto di asilo non è stato presentato. Sia il Consiglio che la Commissione sono stati assorbiti prima dall’emergenza coronavirus e poi dal Recovery Fund. Doveva essere presentato ad aprile, poi a luglio, infine ora rinviato in autunno. Vedremo cosa prevedrà. Di certo c’è che oggi il sistema normativo europeo è inadeguato e, come il Movimento cinque stelle denuncia da sempre, i Paesi di primo ingresso devono affrontare l’intero peso degli sbarchi, mentre occorrerebbe maggiore cooperazione tra i Paesi membri.

Crede che con questa Commissione si possa giungere a una soluzione?
È ancora troppo presto per parlare di cambiamento. Ci sono annunci positivi anche nell’ottica di una revisione del Trattato di Dublino, ma come lei sa tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Finora qualcosa è stato fatto?
L’unico risultato positivo è l’accordo con alcuni singoli Paesi raggiunto dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: su base volontaria i contraenti accettano una redistribuzione dei migranti sbarcati in Italia.

Ma è stato dato effettivo corso a questo accordo?
In realtà no da un punto di vista tecnico-giuridico, proprio perché si attende che la Commissione presenti questa proposta, nella speranza che possa includere l’accordo raggiunto da Conte e magari che possa essere ampliato a tutti gli Stati membri.

Cos’è emerso finora su tale proposta?
Purtroppo poco e nulla. L’unica novità è che anche il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, insieme ai ministri di altri Paesi del Mediterraneo e a quello della Germania, ha inviato una lettera alla Commissione per chiedere una soluzione immediata.

Il Movimento ha sempre sottolinerato la necessità di riformare il Trattato di Dublino. Crede che si possa giungere anche a questo?
Vedremo. Noi, come giustamente lei sottolineava, su questo siamo stati chiari. Anche perché è lo stesso Trattato sul Funzionamento dell’Ue a parlare di cooperazione ed equa responsabilità sulla gestione dell’accoglienza. Per ora siamo sempre stati una voce fuori dal coro.

In che senso?
Quando si ragionò sulla riforma del Trattato di Dublino nel 2017 (riforma poi mai giunta a nulla di concreto dato che non venne ratificata dal Consiglio Ue, ndr), l’idea era quella di introdurre procedure filtro che di fatto non alleggerivano il peso degli sbarchi e dell’accoglienza sui Paesi di primo ingresso. Ciononostante le istituzioni europee parlavano di rivoluzione copernicana. Noi proprio per questa ragione ci siamo opposti.

E gli altri partiti italiani?
Erano tutti a favore e hanno votato tutti a favore sia in Commissione che poi in Assemblea plenaria, eccezion fatta per la Lega che prima si astenne e poi votò contro. Il punto, però, è che ora il tema è tornato d’attualità.

Cioè?
Nel corso di alcune passate audizioni sia rappresentanti delle istituzioni tedesche che rappresentanti delle istituzioni francesi hanno accennato a queste procedure filtro. Non vorrei che, appunto, vengano riproposte come “falsa” soluzione per superare il Trattato di Dublino.

E crede che questa volta il Pd, di cui siete alleati in Italia, possa seguire la vostra linea o si rischia una nuova rottura su un tema così delicato e dirimente?
Vedremo. Vedremo come andranno le cose.