Basta tagli alla Sanità. Speranza promette una nuova stagione. “La pandemia ha insegnato che bisogna investire di più”

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“Dobbiamo chiudere la stagione dei tagli alla Sanità e aprire una nuova stagione di investimenti sul sistema sanitario nazionale”. È quanto ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Accademico 2021-2022 dell’Università Vita-Salute San Raffaele. “Serve un grande ‘patto Paese’ – ha aggiunto l’esponente dell’Esecutivo -, insieme dobbiamo ricominciare a investire sul nostro sistema sanitario nazionale e sono convinto che questa sfida saremo in grado di vincerla”.

La pandemia ha insegnato che bisogna investire di più in sanità

Speranza, sottolineando che la pandemia ci ha insegnato che “dobbiamo investire di più in sanità”, non solo negli strumenti, ma “in conoscenze” e sulle “persone del nostro sistema sanitario, al quale va la nostra profonda gratitudine”. “La mia opinione personale è che le risorse sono indispensabili ma non sono la sola condizione necessaria, ci vogliono le riforme”, ha aggiunto il ministro Speranza, “dobbiamo capire cosa funziona e cosa non funziona, è una grande occasione”.

Citando Papa Francesco, Speranza ha quindi evidenziato la necessità, il dovere di non “sprecare la crisi nata dalla pandemia”, e, ha osservato, “questo significa aprire una stagione di riforme del nostro sistema sanitario nazionale”.

“Guardiamo alle prossime settimane con fiducia – ha aggiunto Speranza -, abbiamo finalmente una percentuale molto alta di persone che hanno scelto il vaccino come leva fondamentale per affrontare la pandemia. Ora vediamo finalmente la curva piegarsi, i dati sono incoraggianti e l’auspicio è che i giorni che arriveranno possano essere caratterizzati da un ripristino della normalità”.

Speranza, parlando ancora della pandemia, ha sottolineato che ad oggi “sono state somministrate altre 132 milioni di dosi di vaccino” e “questo ci sta portando in una fase diversa e questo avviene perché siamo un grande Paese. Solo un grande Paese può somministrare 132 milioni di dosi. il 91% della popolazione sopra i 12 anni ha ricevuto la prima dose e siamo in condizione per lavorare a una fase diversa”.