Bastonato in Parlamento Draghi va a piangere da Mattarella. Il Governo Ko sul Milleproroghe. I partiti chiedono a Supermario di cambiare metodo. Conte contro le destre sul tetto al contante

Milleproroghe Draghi
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Ci sarebbero stati anche urla e spintoni nel corso della notte in cui nelle commissioni Bilancio e Affari costituzionali della Camera i partiti hanno mandato sul Milleproroghe (leggi l’articolo) sotto il Governo. Per ben quattro volte. E per giunta su temi altamente sensibili, dall’Ilva all’aumento del tetto per l’uso del contante, dalla sperimentazione sugli animali alle graduatorie per la scuola.

Più che un piccolo incidente di percorso che manda su tutte le furie il premier. Al punto che Mario Draghi convoca i capidelegazione di maggioranza a cui affida una sorta di ultimatum: o mi garantite i voti o così il Governo non può andare avanti. Prima della strigliata Draghi appena atterrato proveniente dal Consiglio europeo di Bruxelles sale al Colle per riferire della crisi ucraina ma anche per fare il punto con il capo dello Stato sulla nottataccia che si è consumata in Parlamento. Ne esce un richiamo ai partiti di maggioranza ai quali l’ex banchiere chiede “un immediato chiarimento”.

L’ex presidente della Bce ricorda il motivo per cui è stato portato a Palazzo Chigi dal presidente della Repubblica: “fare le cose”. Non è intenzionato a lasciarsi stritolare dalla campagna elettorale in cui sembrano già piombate le forze politiche con la volontà di piantare bandierine a tutto campo. Il richiamo del premier all’ordine, si dice, sia stato molto duro. Ma stizzita sarebbe stata anche la replica di quanti gli avrebbero chiesto un cambio di metodo, ovvero un maggiore coinvolgimento nei dossier.

Intervenuto dopo Draghi il ministro leghista e governista Giancarlo Giorgetti sarebbe andato dritto al sodo. Se uno non controlla i gruppi parlamentari evidentemente ha un problema – sarebbe stato il ragionamento fatto dal ministro -. Se invece controlla quei gruppi parlamentari e quello che è successo è voluto, il problema è doppio, perché vuol dire che questo Governo non ha più tanto da fare. Oggi ci sarà la prima prova dopo l’incidente in commissione sul Milleproroghe: in Consiglio dei ministri arrivano le misure emergenziali per fronteggiare il caro bollette.

Tra gli emendamenti al Milleproroghe su cui il Governo è andato sotto si distingue il provvedimento dal forte valore simbolico come il tetto al contante. La Lega e FI hanno votato infatti con l’opposizione – ovvero Fratelli d’Italia – e il tetto sceso a mille euro dal primo gennaio è saltato. Il blitz delle destre ha riportato la soglia per un anno a duemila euro. I nuovi paletti per i pagamenti cash erano stati previsti dal decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2020 (approvato dal governo Conte-bis).

Il provvedimento aveva fissato un décalage a due tappe. La prima, scattata il primo luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021, ha registrato una riduzione della soglia da 3mila a 2mila euro. La seconda, che è scattata appunto con l’arrivo del 2022, aveva determinato un ulteriore abbassamento del tetto, da 2mila a mille euro, ritornando al livello fissato nel lontano 2011 dal decreto Salva Italia e poi cambiato dal 2016 dal Governo Renzi, con il risultato secondo Bankitalia di favorire l’economia illegale.

Si giustifica così l’ira del leader del Movimento Cinque Stelle: “A parole molti si dichiarano paladini della legalità e del contrasto alle truffe. Noi lo siamo da sempre, ma con le azioni, non con gli slogan. E agli altri diciamo che non si può esserlo a giorni alterni e per mera convenienza”, dice Giuseppe Conte che ricorda come “questa notte la destra ha votato per un innalzamento del tetto del contante, una retromarcia rispetto alla strada che ho intrapreso in questi anni al Governo con la spinta sul cashback, la digitalizzazione e la tracciabilità dei pagamenti”.