Batosta referendum. Per il dopo Renzi, da Grasso a Padoan e Delrio ecco i nomi in campo. E occhio al ritorno di Letta

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Lo scrutinio è ormai quasi definitivo ma il No ha stravinto. A tal punto cheMatteo Renzi non ha potuto far altro che annunciare le dimissioni, che a quanto ha detto rassegnerà domani pomeriggio al presidente Sergio Mattarella.

Ma la domanda, già ora, è chi potrebbe ora prendere il suo posto. Le alternative potrebbero ruotare attorno a quattro nomi, due più tecniche e due più politiche. Vediamole, una per una.

Il ruolo di Padoan – Il suo nome non ha mai smesso di circolare. L’ipotesi di un Pier Carlo Padoan presidente del consiglio con le dimissioni di Matteo Renzi, aleggia sul palazzo da diversi mesi. Addirittura alcuni quotidiani hanno messo in grande risalto sondaggi secondo i quali Padoan, nella compagine governativa, incarna la figura più stimata dalla maggior parte degli italiani. Difficile non vederci la volontà, da parte di certi ambienti, di provare a tirare la volata all’attuale ministro dell’economia. Il quale baserebbe le sue chance di successo sul profilo internazionale costruito in passato. Già pezzo grosso del Fondo monetario internazionale, già ai vertici dell’Ocse, Padoan sarebbe avvertito dalle cancellerie europee come un interlocutore di garanzia, attento alla tenuta dei conti e orecchio sensibile a quelle sirene dell’austerity che con un’Italia alla sbando potrebbero tornare a farsi sentire rumorosamente. Padoan, in più di un’occasione, ha detto di essere interessato ad altro. Ma poi, si sa, quando si finisce all’interno di un determinato ingranaggio è anche difficile titarsene fuori. E così, se all’esterno si consolidassero preferenze in tal senso, e se dovesse arrivare una richiesta esplicita di Mattarella, sarebbe difficile per Padoan non accettare un incarico. Certo, la maggioranza parlamentare deputata a sostenerlo sarebbe un po’ una scommessa, ma questo vale anche per tutti gli altri candidati al dopo Renzi.

Le chance di Delrio – Il suo profilo ci ha messo un po’ più di tempo a venire fuori. Ma secondo ragionamenti che vanno per la maggiore potrebbe avere tutte le credenziali per incarnare il ruolo del successore di Matteo Renzi. Parliamo di Graziano Delrio, il quale anni fa è assurto agli onori della cronaca per essere diventato il primo sindaco di Reggio Emilia non proveniente dalle file del Pci. E infatti Delrio, oggi ministro delle infrastrutture, è approdato al Pd dopo essere trasnitato per la Margherita e il Partito Popolare, ovvero proprio quel Ppi che è stata per un po’ di tempo la “casa” dell’attuale presidente della repubblica Sergio Mattarella. Per carità, poi Delrio ha avuto modo di stringere molto con Renzi, in particolare proprio per l’esperienza di sindaco e di rappresentante dell’Anci condivisa con l’allora primo cittadino di Firenze. Ma poi si è anche distinto dall’ex Rottamatore. Va infatti ricordato che Delrio è stato ministro degli affari regionali nel governo di Enrico Letta. E va ricordato che il primo anno di governo Renzi è stato sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ruolo che però ha poi abbandonato per sedersi sulla poltrona di ministro delle infrastrutture. “Promovetaur ut amoveatur”, hanno pensato in molti. Quasi a sottolineare un profilo inserito nel Governo Renzi, ma non renziano. Sul quale potrebbe puntare anche Franceschini, gran tessitore dietro le quinte degli scenari post Renzi.

L’appeal di Grasso – Un giudice. Siciliano. Per carità, forse sarebbe riduttivo limitare le chance di Pietro Grasso a questo due elementi. Ma non c’è dubbio che si tratta di elementi importanti. E così che anche Pietro Grasso, attuale presidente del Senato, finisce di diritto nel novero dei papabili al post Renzi nel caso di vittoria del No alla consultazione del prossimo 4 dicembre. Il fatto che Grasso sia un giudice potrebbe giocare a favore di quella distensione dei rapporti nei confronti della magistratura che in questi due anni e mezzo di Governo non sempre sono stati “posati”. Poi c’è chi fa notare la componente geografica. Grasso è siciliano come il presidente della repubblica, Sergio Mattarella, che in caso di No al referendum, e successive dimissioni di Renzi, avrebbe un ruolo fondamentale nel decidere a chi affidare la gestione del Paese. Insomma, si tratterebbe di una soluzione di compromesso, come del resto tutte le altre in campo, tesa a garantire all’Italia un Governo di transizione in vista delle elezioni politiche nel 2018.

E Franceschini? – L’uomo buono per tutte le stagioni. Il ministro della Cultura Dario Franceschini ha non poche chance per essere colui che potrebbe traghettare l’Italia a nuove elezioni con una nuova legge elettorale. Dalla sua, Franceschini ha un buon appeal presso i renziani e presso Renzi stesso. Senza dimenticare che Franceschini ha, nel suo cursus honorum, anche una breve esperienza da segretario del Partito Democratico e, soprattutto, è stato uno dei (pochi, a dir la verità) ministri che può contare su un discreto apprezzamento popolare.

Il ritorno di Letta – È lo scenario più imprevedibile, ma non così impossibile. Il suo nome, pur stando nelle retrovie dopo la famosa consegna della campanella a Renzi, non è mai venuto meno. Parliamo, ovviamente, di Enrico Letta. Un nome che piace, soprattutto all’establishment europeo e internazionale e che potrebbe rassicurare gli stessi, qualora dovesse tornare a Palazzo Chigi. Senza dimenticare che Letta potrebbe riavvicinare e ricucire le spaccature interne al Partito Democratico. Un modo per arrivare “uniti” alle elezioni e giocarsela ad armi pari con Movimento Cinque Stelle e centrodestra.

 

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Quell’asse Draghi-Renzi sui Servizi

A volte guarda che strane le coincidenze! Il direttore del Dis (il coordinamento dei Servizi segreti) Gennaro Vecchione informa il Copasir, cioè il Parlamento, che lo 007 Marco Mancini ha incontrato Matteo Renzi nell’autogrill di Fiano Romano senza informare i superiori, e 48 ore dopo

Continua »
TV E MEDIA