Ci mancava il bavaglio ai magistrati. Il Governo potrebbe approvare oggi una norma per limitare le conferenze stampa dei pm alle sole indagini di “rilevante interesse pubblico”

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Come su una nave in tempesta che imbarca acqua, non si fa in tempo a tappare una falla che se ne apre subito un’altra. E dopo quella aperta dalla sconsiderata controriforma della giustizia Cartabia, tamponata – e solo in parte – con le modifiche strappate in extremis da Conte, sul bastimento del commodoro Draghi urge già un’altra toppa. Perché chi pensava che con il via libera di Montecitorio alla fiducia sul ddl penale l’assalto alla giustizia del governo dei Migliori si sarebbe fermato si sbagliava di grosso.

E così, dopo la legge che per accorciare i processi li condanna a morte sotto la scure dell’improcedibilità, ecco in arrivo pure il bavaglio per i magistrati. Con un decreto legislativo – stando alle anticipazioni di Repubblica – che oggi il Consiglio dei ministri potrebbe varare in ossequio alla direttiva Ue del 2016 sul “rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza”.

Recepita dal Parlamento con tre anni di ritardo su iniziativa di Azione, il partito di Calenda, è stata inserita nella legge di delegazione europea votata a marzo scorso. La delega scade il prossimo 8 agosto, ma già oggi il Governo potrebbe esercitarla emanando il decreto legislativo che dovrebbe limitare le conferenze stampa dei pm alle sole indagini di “rilevante interesse pubblico”, comprimendo di fatto il diritto dei cittadini ad essere informati sui procedimenti penali in corso. Sarà pure il governo di tutti, ma assomiglia sempre di più a quelli di centrodestra. Con Berlusconi travestito da Draghi.