La Bce apre i forzieri. Finalmente l’Europa usa la leva monetaria. Sì all’acquisto di titoli per 60 miliardi al mese fino a settembre 2016

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Si fosse mosso prima, oggi avremmo un’Europa già sulla strada della ripresa. Con un ritardo di almeno cinque anni (tanto il vantaggio dato agli Stati Uniti, che infatti dal 2009 sono in crescita) ieri la Banca centrale europea ha fatto vedere che esiste davvero. E per la prima volta ha mostrato di averle queste super cartucce di cui tanto si è parlato senza che però nessuno le abbia viste utilizzate mai. Draghi ha annunciato così che l’Eurotower acquisterà titoli di debito pubblico degli stati per sessanta miliardi di euro al mese. I bond, che attualmente sono in larga parte nei forzieri delle banche, consentiranno di smobilizzare una equivalente massa monetaria. Denaro questa volta davvero obbligato a prendere la via del credito a famiglie e imprese, rimettendo in moto l’economia reale.

VIA A MARZO
L’operazione, detta di Quantitative easing, partirà dal prossimo marzo e si dovrebbe concludere nel settembre del 2016, o anche più in là. Il traguardo è stato fissato infatti dallo stesso presidente Bce nel momento in cui il tasso d’inflazione tornerà ad avvicinarsi al 2%, target attualmente molto distante visto che a dicembre l’eurozona viaggiava a -0,2%. La cifra stanziata complessivamente dalla Banca centrale è dunque superiore alle aspettative del mercato e questo ha spinto automaticamente le Borse, ieri salite in tutta Europa. Anche se i sessanta miliardi, che comprendono i vecchi programmi già lanciati, l’acquisto di obbligazioni garantite e cartolarizzazioni di prestiti, sono pur sempre meno degli 80 miliardi di dollari al mese con cui la Federal Reserve (la banca centrale Usa) rispose anni fa alla crisi dei subprime, aprendo la strada a quel periodo di crescita che solomartedì scorso il presidente Obama ha potuto rivendicare nel suo sesto discorso alla nazione: undici milioni di nuovi posti di lavoro e un Pil a +5%. Niente male per chi aveva creato la grande crisi e sembrava andare incontro al fallimento delle sue banche, in scia al disastro della Lhman Brothers.

I FALCHI
Ovviamente chi ha avuto un atteggiamento tanto prudente e attendista non diventa tutto in una volta largo e spericolato nell’uso della leva monetaria. Così la condivisione del rischio dell’into programma viene ripartita tra le banche centrali dei dicersi Paesi Ue. Era questa la condizione posta dai falchi coalizzati intorno al tedesco Jens Weidmann. Delle eventuali perdite legate ai titoli acquistati solo il 20% potrà restare a Francoforte. È stato giusto dietro questa concessione che il quantitative easing è passato con un’ampia maggioranza. Così ampia – ha detto Draghi – che non c’è stato bisogno di votare. Il piano d’acquisto sarà rivolto ai titoli di Stato e ai debiti emessi da privati che abbiano un giudizio investment grade, che in prima battuta dovrebbe escludere ad esempio quelli della Grecia. Proprio la situazione più delicata, per la quale però si è lasciata una porta aperta prevedendo speciali concessioni ai Paesi in piano di rientro sotto l’egida del Fmi o dell’Ue. Il caso proprio di Atene.