Bce, Stabilità, protocollo unico. L’euroricetta M5S anti Coronavirus. Parla il deputato Ue Pedicini: “Finora Europa assente. Se il Salva-Stati non cambia Gualtieri non vada”

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“L’Europa sta facendo troppo poco per frenare l’emergenza coronavirus. Il nostro Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha avuto due incontri in video conferenza ieri con Charles Michel e Ursula Von der Leyen. Con loro c’è stata condivisione sul coordinamento Ue ma non basta. Serve azione”. È questo l’appello lanciato dall’eurodeputato M5S Piernicola Pedicini. che anche sull’ipotesi di approvare il Fondo Salva-Stati il prossimo lunedì è più che chiaro: “Se fossi io il Ministro ell’Economia chiamerei Bruxelles e direi: cambiamo l’agenda o non vengo”. Ma Pedicini si spinge anche oltre e concretizza quell’azione concreta su cui tanto insiste sia lui che tutto il Movimento 5 stelle europeo: “Noi proponiamo tre grandi macro-interventi da fare subito”.

Vediamoli nel dettaglio, a questo punto. Partiamo dal primo.
La Bce si deve comportare come tutte le altre banche centrali del mondo e deve aprire i rubinetti del credito. Domani ci sarà la riunione del direttivo a Francoforte e noi speriamo che arrivi quel sostegno per finanziare l’economia reale e le imprese a fondo perduto e senza nessuna condizionalità. Sappiamo bene che le regoli attuali non prevedono la possibilità di finanziare direttamente gli Stati membri, ma queste regole sono state pensate per tempi ordinari. Noi stiamo vivendo invece tempi straordinari e questi si affrontano con misure eccezionali. Agli Stati membri deve essere garantita capacità di spesa e di investimento in questo momento difficile attraverso una moratoria all’attuale Statuto della Bce. L’Europa finora è stata troppo lenta e impacciata davanti a questa emergenza.

Il secondo punto?
La sospensione del Patto di Stabilità europeo che ha portato negli ultimi dieci anni, per esempio, ai tagli alla sanità. Se i nostri ospedali oggi soffrono è anche a causa dei tagli fatti negli ultimi anni. La Commissione europea ha recentemente presentato il riesame dell’efficacia del quadro di sorveglianza economica dell’UE e ha lanciato la consultazione tra gli Stati membri e le parti sociali sulla riforma della governance economica della Ue. Tempo perso. Tutti sanno che la governance è da cambiare perché non ha portato crescita. Servono politiche espansive che aiutino oggi gli Stati membri o rischiamo il deserto economico.

Il terzo, infine?
L’assenza di un protocollo europeo ha fatto sì che a partire dal primo caso registrato in Germania lo scorso 25 gennaio, il virus si diffondesse in maniera incontrollata. Nonostante gli sforzi del Commissario europeo alla Salute mancano ancora un protocollo unico di azione e delle linee guida condivise a livello europeo.

Bruxelles, intanto, ha aperto alla flessibilità chiesta dal nostro governo. Crede che il dialogo tra le istituzioni stia procedendo sulla giusta direzione?
Il dialogo non deve mai mancare. Il governo ha aperto tutti i canali con Bruxelles e i contatti di oggi sono positivi, tuttavia lo ribadisco: per almeno 1 mese tutto il sistema produttivo italiano, la terza economia europea, sarà fermo. Non basterà un po’ di flessibilità, per riprenderci. Serve una cura da cavallo.

Crede che l’emergenza coronavirus possa essere una ragione valida anche per ragionare poi a freddo sulla necessità di rivedere del tutto i parametri di Maastricht?
Questa è una bella domanda. La Commissione europea ha già promesso che cambierà le regole su cui si basa la governance europea ma io mi chiedo: verso che direzione? La verità è che l’Europa è spaccata in due: ci sono Paesi che grazie a quelle regole hanno prosperato e altri che invece hanno fatto sacrifici enormi. Abbiamo tutti vissuto sulla nostra pelle le riforme lacrime e sangue imposte nel nome di Maastricht e possiamo tutti dire che adesso basta!

Non trova paradossale, nel frattempo, che lunedì si debba discutere dell’approvazione del Mes all’Eurogruppo ancor prima dell’emergenza coronavirus? Passerebbe a quel punto un’immagine della solita Europa “finanziaria” e poco “umana”…
Siamo stati i primi a denunciare l’agenda del prossimo Eurogruppo del 16 marzo. Al primo punto c’è l’approvazione del MES, poi l’introduzione anticipata del Backstop, così mettiamo al sicuro le grandi banche in crisi, in particolare la Deutsche bank. E poi, se rimane tempo, si parla anche degli effetti sull’economia del Covid-19. Se fossi io il Ministro dell’Economia chiamerei Bruxelles e direi: cambiamo l’agenda o non vengo.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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