Berlino nuova capitale della ‘ndrangheta. Quello che la Merkel non dice

di Nicoletta Appignani
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di Nicoletta Appignani

Una superficie di oltre 350 mila chilometri quadrati. Una bella torta di cui tutte le mafie cercano di spartirsi le fette. Il dolce in questione è la Germania. E la porzione più grande, come sempre, se la aggiudicano i clan più feroci: quelli della ‘ndrangheta.

La città della strage
Il problema della malavita calabrese nel territorio tedesco è una realtà. Lo conferma Rino Pellino, corrispondente della Rai in Germania, che racconta come la ‘ndrangheta sia operativa, soprattutto nella zona est del paese. Ma non solo. “A Duisburg – spiega – ci sono quasi 500 mila abitanti. Tra i quali è facile nascondersi. Si tratta di un punto strategico, a soli 20 minuti di macchina dal confine con l’Olanda. E a 2 ore da Rotterdam”. Ovvero il porto della droga. Troppo grande per trovare il container giusto, quello che può far scattare le manette. Duisburg, una città sulla quale la strage che lasciò a terra sei cadaveri accese i riflettori. Raccontando un fenomeno prima forse sottovalutato: quello delle cosche calabresi, in realtà arrivate sul posto molto tempo prima. Personaggi che all’indomani del ricongiungimento tra Berlino Est e Berlino Ovest dissero ad altri affiliati che si trovavano già in Germania: “Compra, compra tutto”. A quasi 20 anni di distanza, nel ferragosto del 2007, ecco di nuovo quei criminali – che tanto avevano fatto per rimanere nascosti – costretti a fare i conti con una vendetta sanguinosa che porta l’attenzione su di loro. Non è un caso allora che per trovare Giovanni Strangio, il mandante della strage, ci sia voluto “solo” un anno e mezzo. Nulla in confronto ai decenni nei quali i mafiosi sono riusciti a passare inosservati, a restare nascosti. E invece nel marzo 2009 Strangio viene arrestato ad Amsterdam. Mentre in Germania, paese di cui la ‘ndrangheta preferisce impossessarsi investendo nell’acciaio ma senza lasciare a terra scie di cadaveri, può tornare una quiete apparente.

Le collaborazioni
Ma ormai il danno è fatto: il gigante tedesco si è accorto delle ‘ndrine. Anche se forse non ci crede fino in fondo. O forse quello è l’ultimo dei suoi problemi. Fatto sta che nel 2013, la ‘ndrangheta è ancora lì, anche se costretta a fare i conti con qualche nuovo problema. Ad esempio la mobilitazione delle coscienze, o associazioni come Mafia?Nein danke!, fondata subito dopo la strage di Duisburg da Laura Garavini, attualmente eurodeputata del Pd e membro della commissione antimafia, insieme ad alcuni noti ristoratori italiani in Germania. Tra gli obbiettivi anche quello di sensibilizzare l’opinione pubblica tedesca sul fatto che la legislazione a livello europeo deve essere adeguata alla presenza della mafia. Parliamo infatti di una nazione che non ha ancora introdotto il reato di associazione di stampo mafioso. Senza contare la facilità di riciclare il denaro sporco. Un gioco da ragazzi in Germania, dove gli investitori non devono dimostrare che il denaro sia pulito, ma piuttosto deve essere la polizia a dimostrare che provenga da attività illecite. Insomma, una serie di buchi nell’ordinamento giuridico che facilitano il proliferare di ogni sorta di attività mafiosa.

Gli onesti
C’è poi il dramma dei calabresi che hanno la sola colpa di aver cercato fortuna in Germania – spiega Pellino – magari proprio per fuggire dalle terre d’origine in mano alla ‘ndrangheta. Persone che a volte sono costrette a dare asilo a boss latitanti o a fornire loro un aiuto, anche economico. E che quando si mostrano restie si sentono porre una semplice domanda: “Tu tieni famiglia giù, no?”. E ancora, persone oneste che possono essere vittime dell’usura, quella che ha tanto il “sapore di casa”. Il racket infatti in Germania non esiste, sarebbe troppo facile da individuare. La strategia delle cosche quindi è un’altra, e colpisce chi possiede un locale: l’obbligo di rivolgersi solo a “certi” fornitori, quelli segnalati dalle ‘ndrine. Gli unici che possono tenere al sicuro ristorante e famiglia. Non importa il prezzo dei prodotti, non importa la qualità. Per questo alcuni di questi imprenditori si sono rivolti anche all’associazione Mafia? Nein danke!. Le autorità tedesche intanto ancora cercano di comprendere. Mentre il sistema giuridico ancora deve adeguarsi. E il pugno di ferro della Merkel non basta. Già, perché in Germania basta pagare le tasse. E le tasse, la ‘ndrangheta, le paga. Regolarmente.