Berlusconi prepara la exit strategy se vince il Sì. Incorona Renzi leader. E manda su tutte le furie i falchi azzurri

di Giorgio Velardi
Politica

L’sms di un importante deputato di Forza Italia arriva alle 14.05. E la dice lunga sul clima che si è respirato ieri dentro al partito dopo l’esternazione di Silvio Berlusconi. “Sono tutti imbufaliti tranne i super fedelissimi”, scrive il parlamentare azzurro parlando della reazione a caldo delle truppe berlusconiane. Il riferimento è alle dichiarazioni che il Cavaliere ha rilasciato in mattinata a Rtl 102.5. “Io spero che ci sia il mio erede”, ha detto l’ex presidente del Consiglio: “Avevo puntato molto su qualcuno che è passato dall’altra parte. Si sono succeduti dei personaggi o che hanno deluso o che non sono stati ben visti dagli altri. Nella politica di leader vero c’è solo Matteo Renzi”. Parole che pesano come macigni. Sia perché sono arrivate ad appena ventiquattr’ore di distanza dalla sconfessione di Stefano Parisi, altro delfino spiaggiatosi sulla strada di Arcore, sia perché quando mancano meno di venti giorni al referendum costituzionale l’elettorato forzista non sa che pesci prendere.

Divisioni – Il partito infatti resta evidentemente spaccato. Proprio ieri, mentre Berlusconi parlava alla radio, il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta diceva a RepubblicaTv di sognare una sconfitta di Renzi il 4 dicembre “40 a 60”, circostanza che costringerebbe il premier a presentarsi da Sergio Mattarella rassegnando le dimissioni. “Il presidente a quel punto lo incarica nuovamente col suo governo dimissionario per trovare un altro accordo e rifare la legge elettorale – ha aggiunto l’ex ministro –. Poi si torna alle urne, nessun governicchio”. Ma fra Montecitorio e Palazzo Madama gli animi restano tesi. Anche fra gli alleati. “No comment”, rispondono per esempio i leghisti ai quali viene chiesto un commento sulle affermazioni del leader forzista, che sono anche un messaggio non troppo velato al segretario del Carroccio, Matteo Salvini, che aspira a fare il leader del Centrodestra.

Prospettive – “Penso che l’uscita di Berlusconi sia più che altro una provocazione”, spiega, sempre sotto la garanzia dell’anonimato, un altro fedelissimo dell’ex premier. Aggiungendo: “Non credo che l’orizzonte sia quello di mettere in piedi un nuovo inciucio, un Patto del Nazareno bis, per intenderci: per noi sarebbe la fine. Parisi? Ha sbagliato, poteva fare a meno di dire ciò che ha detto: Forza Italia considera fondamentale il rapporto con la Lega”. “È indubbio che le parole di Berlusconi siano un assist a Renzi”, spiega invece un senatore di centrodestra. “Lui non è per niente convinto che al referendum il No prevalga sul Sì, ecco perché vuole tenersi le mani libere – aggiunge –. Dirò di più: non mi meraviglierei se la prima telefonata a Palazzo Chigi nel caso in cui l’ex sindaco di Firenze vincesse questa partita provenisse proprio da Arcore”. Pensiero, questo, condiviso anche da un importante deputato del Partito democratico: “Berlusconi sa che in un caso o nell’altro, se vorrà ancora contare qualcosa, dovrà porsi come interlocutore di Matteo. Anche stavolta ha fatto bene i calcoli”.

Twitter: @GiorgioVelardi