Mr. bunga bunga verso la resa. Per Berlusconi al Colle si mette male. Il Cavaliere resiste ma senza chance scaricato dagli alleati che già pensano al Piano B con Frattini, Pera o Tremonti

Silvio Berlusconi resiste ma senza chance scaricato dagli alleati che già pensano al Piano B con Frattini, Pera o Tremonti.

Cala il tramonto sulla candidatura di Silvio Berlusconi, nonostante lui smentisca e provi a diffondere ottimismo. Addirittura Vittorio Sgarbi, grande ideatore dell’operazione scoiattolo per convincere i grandi elettori, ha pronosticato la fine dell’avventura in cui si era lanciato il suo leader (leggi l’articolo). Il pallottoliere, insomma, piange. Del resto bastava fare due conti per capire la situazione.

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Ed era più che sufficiente conoscere gli interlocutori, tra cui molti ex del Movimento 5 Stelle duri e puri, per comprendere che l’ambizione quirinalizia del Cav era frutto di una fantasia personale, un sogno dell’ex presidente del Consiglio. Destinato a restare tale, perché Matteo Salvini e Giorgia Meloni non hanno più remore: parlano apertamente di un “piano B”.

E dire che solo pochi giorni fa il centrodestra sbandierava la sua compattezza intorno alla figura del fondatore di Forza Italia, promettendo di restargli al fianco fino alla votazione. A distanza di pochi giorni la finzione è stata svelata: l’ostentazione dell’unità serviva a celare le debolezze della coalizione e a dare il contentino a Berlusconi.

“L’ostinazione con cui si ripropone la compattezza granitica dello schieramento di centrodestra pronto a votare lo stesso nome ‘dall’inizio alla fine’ proietta l’immagine di un fortino sotto assedio”, osserva Osvaldo Napoli, ex berlusconiano e ora deputato di Coraggio Italia. Per questo leghisti e meloniani hanno cambiato completamente strategia.

E che ormai Salvini abbia mollato Berlusconi è nei fatti. “Verrà eletto un presidente della Repubblica con soddisfazione di tutti”, ha scandito il leader leghista, in un incontro alla Camera, parlando di “un profilo di alto livello” da mettere sul tavolo. Il de profundis della candidatura del leader di Forza Italia, che non soddisfa nemmeno più il centrodestra, figurarsi “tutti”.

Il capo del Carroccio ha così accolto il consiglio del suocero Denis Verdini, quello di trasformarsi nell’attore protagonista, il kingmaker come viene ripetuto, dell’elezione del Presidente della Repubblica. Così avanza il nome di Marcello Pera, ex presidente del Senato, che vanta buoni uffici con il numero uno della Lega. Appena più defilato l’ex ministro degli Esteri, Franco Frattini, diventato da poco presidente del Consiglio di Stato, seguito da Giulio Tremonti, già ministro dell’Economia e cerniera dell’asse forzaleghista.

Berlusconi, nel suo buon retiro di Arcore, sta valutando il da farsi. Ufficialmente non è cambiato nulla e Forza Italia giura fedeltà, garantendo di voler seguire fino in fondo il proprio fondatore, che ripete di avere i numeri. Peccato che pure la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, a Porta a porta, abbia rivelato di avere “un piano B”. La resa dei conti è prevista domani, quando è in programma la ricognizione sui voti necessari al Cavaliere per trottare verso il Quirinale.

Tra i consiglieri dell’ex premier c’è Gianni Letta nei panni della colomba, che suggerisce il passo indietro e la contromossa per intestarsi l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Ma nell’inner circle berlusconiano c’è chi chiede di non fermarsi ora, di capire davvero chi sostiene l’obiettivo di vedere “il signor bunga bunga” (come si è definito in alcune conversazioni dell’operazione scoiattolo) varcare la soglia del Quirinale da capo dello Stato.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 12:01
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