Big Pharma

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di Gaetano Pedullà

Il ministro della Salute, Lorenzin, si è fatta perdonare la brutta figura elettorale. Lo Stato c’è e la smette di farsi piccolo con i colossi economici, sparando una richiesta di risarcimento stratosferica alle multinazionali del farmaco che avevano fatto cartello per vendere un farmaco salva-vista. Una sberla da un miliardo e duecento milioni che farà male anche a giganti del calibro di Novartis e Roche, società che ieri hanno rinunciato a fare opposizione contro la multarella da appena 180 milioni recapitata dall’Antitrust per la stessa vicenda. Non fare muro servirà a chiarire prima possibile la correttezza del loro comportamento, hanno spiegato le aziende. Curiosa difesa. Mentre Renzi tratta in Europa, cercando di far contare di più l’Italia, troppo spesso non riusciamo a farci rispettare neppure a casa nostra. E la spregiudicatezza con cui venivano commercializzati i due medicinali Lucentis e Avastin – quello a buon mercato (81 euro) sconsigliato e quello costosissimo (900 euro) quasi imposto dall’industria – la dice lunga su come abbiamo permesso a certi gruppi di fare dell’Italia terra di conquista. Ma se è vera la stima del ministero, che calcola in oltre un miliardo il maggiore esborso per lo Stato solo negli ultimi anni, allora al danno si aggiunge una imperdonabile beffa. Quelli di cui parliamo sono soldi della nostra disastrata sanità. Quattrini sottratti a ospedali che sono lazzaretti, a servizi che diventano sempre più ridotti, a vite che si perdono per i tagli all’assistenza medica. Un cartello ancora più odioso tra i tanti più o meno occulti che inquinano la nostra economia.

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