Blitz sovranista contro la cannabis. La spallata Lega-FdI va… in fumo. Salvini e Meloni provano a far saltare il referendum. Ma la proroga dei termini per le firme rimane

cannabis Meloni
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Da una parte Matteo Salvini cerca presunti spacciatori nei quartieri – il suo “Scusi, lei spaccia?” scandito al citofono è ormai diventato un esempio di bassa propaganda (leggi l’articolo) – e dall’altra prova a far saltare il referendum sulla legalizzazione della cannabis (leggi l’articolo), che toglierebbe quest’ultima, almeno in parte, dalle mani della criminalità organizzata.

Nel testo del referendum che la Lega e FdI hanno tentato, senza riuscire, di bloccare con un blitz per rendere inutilizzabili le firme raccolte, si chiede in sostanza di depenalizzare la condotta di coltivazione di qualsiasi sostanza per uso personale (resterebbero le condotte che non rientrano nell’uso personale), eliminando la pena detentiva per “qualsiasi condotta illecita relativa alla cannabis, con eccezione della associazione finalizzata al traffico illecito”; inoltre, si propone di eliminare la sanzione della sospensione della patente e del certificato per i ciclomotori nel caso sia accertato il semplice possesso (restano invece le norme sulla punizione della guida in stato di alterazione psico-fisica).

Gli esponenti del Carroccio e quelli del partito della Meloni hanno presentato ieri in commissione a Montecitorio un emendamento per far saltare la possibilità contenuta in un dl approvato il 30 settembre scorso dal Cdm (votata da tutti tranne dai leghisti) di estendere al 31 ottobre la possibilità di presentare le firme per i referendum anche per chi aveva depositato il quesito (causa limitazioni Covid) dopo il mese di giugno. L’emendamento è stato però respinto con grande giubilo dei promotori, fra i quali le associazioni Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum Droghe con il supporto dei Radicali Italiani (con i quali peraltro i leghisti hanno raccolto con successo le firme a favore del referendum sulla Giustizia), Sinistra Italiana, Possibile e + Europa.

TUTTI CONTRO LA LEGA. Ed è proprio l’esponente di quest’ultimo partito, Riccardo Magi, a tuonare contro il tentato blitz leghista: “Porcata non l’ho (quasi) mai usato per un giudizio politico ma in questo caso ci sta tutto. Ci si confronti e scontri nel merito e dando la parola ai cittadini senza stravolgere le regole del gioco. La gravità dell’iniziativa parlamentare leghista che abbiamo sventato stasera sta nel fatto che era diretta contro i diritti politici dei cittadini e contro la credibilità del governo che aveva emanato il decreto”.

Esulta il capogruppo di Liberi e Uguali alla Camera, Federico Fornaro mentre è più cauto Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Coscioni e componente del comitato promotore del referendum Cannabis legale, che avverte: “L’emendamento porcata di Lega e FdI per impedire il referendum è stato bocciato in Commissione. Bene! Occhio che lo ripresenteranno in Aula”. Chi si aspettava un possibile allineamento dei deputati FI alla posizione leghista, fosse altro per dare un segnale dopo le scintille fra alleati delle scorse settimane è rimasto deluso: gli azzurri si sono astenuti mantenendo la posizione espressa dai propri ministri e l’emendamento è stato bocciato.

“Ci si attende logicamente – ha osservato il dem Stefano Ceccanti – che le forze che sostengono la maggioranza di Governo si comportino in modo coerente, mantenendo la necessaria coesione”. Contro la Lega oltre che il Pd, anche il M5s: “è un tentativo di boicottaggio verso alcuni referendum, un attacco alla democrazia per impedire ai cittadini di esprimersi sui temi che non piacciono alla destra”, ha affermato Riccardo Fraccaro, a cui fanno eco le parole della collega Vittoria Baldino, che parla di “un chiaro agguato alla democrazia diretta”.