Boeri a tutta resistenza. Il presidente dell’Inps difende le stime sui posti di lavoro in meno “causati” dal decreto dignità. Col Governo è scontro totale

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“Se nelle sedi istituzionali opportune mi venisse chiesto di lasciare il mio incarico anticipatamente perché ritenuto inadeguato a ricoprirlo, ne trarrei immediatamente le conseguenze, ma ciò che non posso neanche prendere in considerazione sono le richieste di dimissioni on line e le minacce da parte di chi dovrebbe presiedere alla mia sicurezza personale”. Lo ha detto il presidIl decreto Dignità del Governo ente dell’Inps, Tito Boeri, in audizione in Commissione Finanze della Camera sul decreto Dignità, facendo riferimento al ministro dell’Interno Matteo Salvini.

 “Soprattutto – ha proseguito – non sono affatto disposto ad accettare l’idea che chi ricopre l’incarico di presidente dell’Inps debba in tutto e per tutto sposare le tesi del Governo in carica. L’esecutivo che mi ha nominato non mi ha mai chiesto di giurare fedeltà al suo programma, né io avrei mai accettato di farlo. Chiedo lo stesso rispetto istituzionale a questo esecutivo, non tanto per me stesso, quanto per la carica che ricopro. L’Inps ha 120 anni di storia alle spalle, è un’istituzione che ha contribuito a tenere insieme il Paese in anni molto difficili. Obbligare il suo presidente a schierarsi politicamente significa rendere l’istituzione che ho il grande onore di presiedere un’istituzione che promuove il conflitto anziché la coesione sociale e svilire le grandi competenze che ha al suo interno”. “Non sono affatto contrario ai principi del provvedimento, ma questo non mi esime dal fare i conti con la realtà. Affermare che una relazione tecnica segue una logica politica ci pone in un’orbita lontana dalla realtà, è molto pericoloso”, ha sottolineato Boeri parlando del decreto. “C’è molta incertezza sugli effetti del provvedimento, l’Inps li monitorerà e sta affinando i suoi strumenti per la valutazione dell’impatto”, ha proseguito.

“Vi sono ampie ragioni di natura teorica ed empirica per far ritenere che la norma possa avere almeno in una fase iniziale un impatto negativo sull’occupazione, e la stima che abbiamo fornito potrebbe essere anche ottimistica”, ha spiegato il presidente dell’Inps.

Boeri ha ricostruito l’iter e la tempistica della relazione tecnica chiesta dal ministero del Lavoro all’Istituto di Previdenza sul provvedimento: “Nella stima fornita dall’Inps non vengono valutate intenzioni generiche, come ad esempio gli incentivi fiscali alle stabilizzazioni. Le stime si ottengono con il confronto tra due scenari, con e senza la norma. L’ufficio legislativo del ministero del Lavoro il 2 luglio ha inviato la richiesta di stimare la platea lavoratori coinvolti, ai fini di valutare il minor gettito contributivo legato ai mancati rinnovi dei contratti a tempo determinato. Nella richiesta il ministero stesso quindi riconosceva che ci sarebbe stata una riduzione. Abbiamo fornito la relazione una settimana prima dell’invio del decreto alla presidenza della Repubblica”.

“Il 90% dei contratti a scadenza saranno trasformati in altri contratti, il 10% andrà verso forme di disoccupazione, e stimiamo una mancata contribuzione per 8 mila lavoratori, un impatto molto modesto”, ha sottolineato Boeri, evidenziando anche come “il cosiddetto causalone aumenti i costi percepiti dal datore di lavoro”. (ITALPRESS)